Yacht affondato con 8 naufraghi vastesi: il comandante va a processo

La barca in fiamme alle Tremiti. Lo skipper rischia fino a 10 anni di reclusione: tra le accuse, anche quella di incendio e lesioni colpose. Il conduttore al timone ignorò un guasto e il gruppo di abruzzesi a bordo si salvò gettandosi in mare
VASTO. Si è chiusa venerdì l’istruttoria attorno al caso degli otto gitanti di Vasto che hanno rischiato di morire a bordo dell’imbarcazione che avevano noleggiato per andare alle isole Tremiti. La barca si è incendiata, i serbatoi dello yacht sono esplosi e l’imbarcazione è affondata dopo essere stata avvolta dal fuoco e dal fumo nero. Il 29 ottobre ci sarà la sentenza. Il conduttore dell’imbarcazione Moch Craft 31v, D.C. di Termoli, è accusato di naufragio, incendio del natante e lesioni colpose e rischia una condanna che va dai 2 ai 10 anni di reclusione. Anziché fermarsi, verificare e mettere in sicurezza le persone che erano a bordo ha proseguito la navigazione I gitanti vastesi si sono costituiti parte civile. Ad assisterli, gli avvocati Fiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione, Francesco Tascione, e Piernicola De Mutis.
«Chi ha vissuto quell’esperienza ha avuto non solo danni patrimoniali ma anche psicologici dovuti alla shock dell'incendio a bordo e la paura concreta di morire in mare», rimarca l’avvocato Cieri. Il 14 agosto 2021 la gita era iniziata male: l’imbarcazione sulla quale il gruppo di gitanti ha rischiato di morire non era quella noleggiata e, a detta dei denuncianti, neppure lo skipper era quello indicato sul contratto. Sullo yacht mancava un estintore adeguato, né c’erano salvagenti e giubbotti. Il fatto avvenne a circa 2 miglia dalla costa al largo della Grotta del Bue Marino. Un’altissima nube di fumo visibile da diversi chilometri di distanza allertò la capitaneria di porto di Lesina. Gli otto amici si salvarono grazie a un canotto che era sulla barca e ad alcuni turisti che per primi li soccorsero. Le operazioni di salvataggio degli otto naufraghi e di spegnimento dell’incendio durarono quasi tre ore prima del rientro sulla terraferma. A distanza di tempo molti di loro stanno ancora male a causa del trauma subito. La gita alle Tremiti era stata organizzata diversi giorni prima. Le imbarcazione noleggiate in realtà erano due e i gitanti una ventina divisi in due gruppi. Il 14 agosto arrivato al porto di Termoli per l’imbarco, al gruppo di otto vastesi è stata data una barca ben diversa da quella noleggiata. Le proteste non sono valse a nulla. Anche lo skipper non era il comandante indicato sul contratto. Una volta in mare mentre la barca degli amici ha preso velocemente il largo, la loro era molto lenta e ha dovuto fermarsi più di una volta. «Alle 11,10 di quella mattina», hanno ricordato con terrore nella denuncia i protagonisti, «quando eravamo a poche miglia dalle isole Tremiti si è alzata una coltre di fumo dal pavimento. Il fumo è diventato fuoco. Lo skipper non sapeva darci indicazioni né c’erano dispositivi di sicurezza». Poco dopo hanno lasciato tutto quello che avevamo sulla barca e si sono tuffati in acqua seguiti anche dallo skipper. Si sono quindi aggrappati ad un gommone agganciato alla barca. Provvidenziale è stato il passaggio di altri turisti e poi l’arrivo dell’autorità marittima. La Procura di Foggia ha avviato subito le indagini. È stato avviato un processo e nei giorni al termine di perizie e testimonianze, si è chiusa l’istruttoria». Se il conducente avesse interrotto la navigazione e gestito il guasto in sicurezza, l’incendio e il naufragio molto probabilmente non si sarebbero verificati», ripete l’avvocato Fiorenzo Cieri.

