Yokohama chiude: 83 senza più lavoro

La multinazionale giapponese annuncia lo stop, doccia gelata per operai e impiegati. La rabbia dei sindacati: sarà battaglia
ORTONA . Un fulmine a ciel sereno: chiude la Yokohama di Ortona. La notizia improvvisa e inaspettata è arrivata ieri direttamente dai vertici giapponesi dell’azienda, cogliendo di sorpresa sia i sindacati che i lavoratori che non immaginavano le intenzioni di questa importante realtà per il comprensorio ortonese. Adesso 83 persone tra impiegati e operai dello stabilimento che produce tubi off-shore per condotte petrolifere rischiano di rimanere senza lavoro ma sigle sindacali e istituzioni sono già al lavoro per far tornare la Yokohama sui suoi passi, anche se la decisione sembrerebbe definitiva.
«Apprendiamo con stupore la comunicazione aziendale, in data odierna, della chiusura immediata del sito Yokohama di Ortona». Così ieri parlavano Carlo Petaccia, Ettore Di Natale e Riccardo De Feo, rispettivamente delle segreterie regionali di Filctem Cgil Abruzzo-Molise, Femca Cisl Abruzzo-Molise e Uiltec Uil Abruzzo. «La società nipponica produce tubi off-shore per condotte di idrocarburi e la comunicazione ha dell'inverosimile visto che, la settimana scorsa, abbiamo svolto le assemblee per la discussione del premio di risultato. Attiveremo tutti i tavoli utili alla salvaguardia dello storico stabilimento di contrada Tamarete».
La decisione della Yokohama sarebbe da ricercare nella contrazione del mercato degli idrocarburi e le conseguenti ripercussioni del lavoro direttamente connesso. Così Yokohama, che ha nello stabilimento ortonese l’unica sede in Europa con questo tipo di produzione (altre due sono in Asia), ha deciso per il fermo delle attività in Abruzzo. L’azienda sarà messa in liquidazione. Gli operai in questo periodo erano già in cassa integrazione - stava lavorando solo qualche manutentore e impiegato - ma non c’erano sentori di quanto è stato annunciato e che i sindacati hanno appreso ieri in videoconferenza. «Una notizia giunta all’improvviso», commenta Petaccia, «arrivata senza alcuna delicatezza che una situazione del genere meriterebbe. Al di là di questo, però, faremo di tutto per trovare delle soluzioni alternative per salvaguardare i posti di lavoro. Questa è un’azienda storica e si devono tentare soluzioni diverse dalla chiusura».
Ieri pomeriggio sindacati e lavoratori si sono ritrovati davanti al sito produttivo per un confronto e capire meglio il da farsi. Il sindaco Leo Castiglione, invece, si è messo subito in contatto con la Regione per organizzare un incontro alla presenza dei sindacati stessi con cui studiare il piano da attuare per contrastare la decisione dell’azienda giapponese e salvare il lavoro a 83 dipendenti.
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