Yokohama, gli operai non si arrendono

Ortona. Vertice nella sede pescarese di Confindustria, ma l’azienda resta ferma sulla procedura di licenziamento
ORTONA. Nella sede di Confindustria l’ennesimo confronto sul futuro dei lavoratori della Yokohama. All’esterno la protesta degli 84 dipendenti dello stabilimento ortonese. Tutto questo è avvenuto nel pomeriggio di ieri, a Pescara, dove si è tenuto un nuovo vertice sulla vertenza relativa alla multinazionale giapponese che da due mesi ha chiuso il sito produttivo di contrada Tamarete. Un tavolo che ha visto le parti ancora una volta distanti. Mentre i sindacati e le istituzioni hanno ribadito l’importanza di avvalersi degli ammortizzatori sociali per andare incontro alle difficoltà con cui i lavoratori sono alle prese, l’azienda ha confermato le sue decisioni. Nessun cambio di idea, quindi, rispetto alla procedura di licenziamento collettivo che si è ormai concretizzata.
«Abbiamo incalzato e insistito in ogni modo», dice il segretario regionale della Filctem Cgil, Carlo Petaccia, «ma l’azienda non vuole utilizzare alcuno strumento alternativo ai licenziamenti». Quindi la situazione rimane critica per i lavoratori che hanno atteso in strada la conclusione del vertice. Una presenza diretta per far capire ancora una volta la volontà di non arrendersi all’idea di perdere il proprio impiego. Dopo l’occupazione della strada che conduce al casello autostradale di Ortona, avvenuta nei giorni scorsi, ieri si sono presentati davanti alla sede di Confindustria Chieti-Pescara, in via Raiale, con tanto di bandiere, per manifestare nuovamente dopo l’apertura della procedura di licenziamento collettivo. «Vogliamo essere presenti a tutti i tavoli, non possiamo permetterci di essere esclusi o di essere informati solo a cose fatte», avevano dichiarato nei giorni scorsi riferendosi alle trattative in corso d’opera con tre gruppi che hanno mostrato interesse all’acquisizione dello stabilimento ortonese.
E proprio sul fronte delle trattative l’interesse è stato confermato anche nella giornata di ieri. I sindacati hanno chiesto che le eventuali operazioni di cessione siano vincolate ad un reintegro delle maestranze: «Su questo ci sono stati riscontri confortanti», aggiunge Riccardo De Feo della Uiltec Uil, «le aziende dovranno presentare un piano industriale e saranno valutate solo quelle proposte ritenute credibili, che tengano conto anche del riassorbimento di almeno una parte dei lavoratori».
Il confronto, quindi, è terminato con una fumata grigia che può soddisfare gli operai solo a metà. Questi hanno poi tenuto un’assemblea con i sindacati nel corso del quale sono venuti a conoscenza dell’esito del tavolo istituzionale. Le parti hanno stabilito un aggiornamento il prossimo 13 ottobre.
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