Yokohama, la protesta continua i lavoratori non si arrendono

7 Agosto 2020

Nel piazzale dell’azienda stese 84 magliette con i nomi di ognuno dei dipendenti dello stabilimento Gli operai ancora in presidio: «Noi non molliamo». E a Chieti un gruppo incontra anche Salvini

ORTONA . Sono 84, come il numero dei lavoratori messi alle porte, e sono state stese una accanto all’altra su un lungo filo installato nel piazzale davanti ai cancelli della fabbrica. Si tratta delle magliette Yokohama, t-shirt su cui sono stati scritti i nomi di ognuno dei dipendenti che da dieci giorni fanno i conti con l’improvvisa chiusura dell’azienda di contrada Tamarete che produce tubi off-shore per condotte petrolifere. È l’ultima trovata dei lavoratori della Yokohama per manifestare contro l’interruzione della produzione disposta dalla multinazionale giapponese, che ha deciso di fermare le attività nel sito ortonese.
Davanti all’ingresso dello stabilimento dove continua ad essere presente il presidio dei lavoratori, sono state posizionate le magliette della Yokohama: l’idea è stata proprio di un lavoratore, Lamberto Mascitti. «Ho pensato a qualcosa che potesse avere un forte impatto visivo oltre che emotivo», racconta. Ed effettivamente non passa inosservata. «Lo slogan è “84 nomi, 84 magliette, 84 dignità” che ci stanno togliendo facendoci perdere il lavoro. Ma noi non ci arrendiamo», racconta Mascitti appoggiato dai suoi colleghi.
Un messaggio che compare anche in uno striscione eloquente: «Yokohama Ortona, noi non molliamo», è l’avvertimento degli 84 dipendenti. Però la situazione resta estremamente complicata. Una piccola delegazione ha partecipato mercoledì al consiglio regionale che si è tenuto a L’Aquila ed è stata ascoltata dagli esponenti politici della Regione Abruzzo, a cui è stato ribadito il loro momento difficile. Altri, invece, ieri mattina sono andati a Chieti in occasione della visita in città del leader della Lega, Matteo Salvini. I dipendenti continuano a rimarcare i modi con i quali sono stati mandati a casa, senza alcun preavviso o comunicazione ufficiale. «Noi abbiamo ricevuto dall’azienda un codice etico, a dimostrazione di come desse importanza ai comportamenti ai quali attenersi e che noi abbiamo sempre rispettato. Con il modo di agire della proprietà nei nostri riguardi, però, riteniamo che quell’etica decantata sia venuta meno», dicono i lavoratori. È questo l’aspetto che più di tutti fa male: «Molti di noi sono venuti a sapere della chiusura dell’azienda tramite il passaparola che c’è stato tra di noi nelle ore successive su whatsapp. Non c’è stato rispetto nei nostri confronti». La vertenza andrà avanti ed ora si attendono anche novità dai possibili scenari legati ai tavoli ministeriali a cui si guarda per cercare di arrivare ad una soluzione soddisfacente che possa tutelare le maestranze.
«Siamo 84 lavoratori, quasi tutti del posto, 84 famiglie che rappresentano anche un’importante fetta di economia per la zona», aggiungono gli operai. «Perdere tutti questi posti di lavoro significa impoverire il territorio stesso».
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