Zappacosta e quel Chieti che mancò d’un soffio la B

1 Maggio 2016

Una vita da cronista sportivo cominciata con i racconti in neroverde nel 1964 per approdare alla Juventus e al Torino. Ora scrive un libro su mister Volpi

CHIETI. Scrivere di Franco Zappacosta significa per me fare un tuffo nel passato per rivivere un mondo che ci vedeva impegnati, in modo davvero pionieristico, nella redazione di un quotidiano, Il Tempo, che allora, negli anni Sessanta, aveva pagine locali molto seguite. Franco si occupava di sport, ed era arrivato da noi giovanissimo, nel 1963,ancora studente del liceo scientifico, pieno di voglia di fare. A dirigere la redazione c'era Marino Solfanelli. Prima dell'arrivo di Zappacosta toccava a me scrivere di sport, ma proprio quell'anno Solfanelli mi affidò l'incarico di seguire politica e cronaca, promuovendomi vice-corrispondente. A quel punto lasciai volentieri le pagine sportive a Franco, dopo aver condotto assieme a lui una corposa inchiesta sulla Chieti calcio e sulla svolta che si era verificata con l'avvento come commissario unico di Guido Angelini. Sostenemmo allora, pur riconoscendo i meriti di Angelini, che affidarsi ad un solo uomo per gestire la società non appariva, prospettata nel tempo, una scelta rassicurante.

Alla lunga i fatti, per chi segue il mondo del calcio, non ci hanno smentito, ma nessuno può disconoscere i meriti di Guido Angelini, e men che mai lo facemmo noi. Meriti peraltro attestati anche dalla città teatina con l’intitolazione alla sua memoria dello stadio di Santa Filomena.

Di quelle vicende Franco Zappacosta fu attento ed entusiasta cronista. Ha raccontato di recente, con un libro, la prima stagione calcistica seguita da giornalista, nella straordinari annata 1963/64, quando la squadra neroverde sfiorò la promozione in serie B, mancata all'ultima giornata. Da quella indimenticabile annata sportiva Zappacosta ha seguito puntualmente la vita sportiva cittadina, non solo quella calcistica, anche da lontano dalla sua città. Dopo il diploma al liceo scientifico Masci si è laureato in lettere, senza mai smettere di lavorare per il Tempo e di seguire il Chieti.

Lo ha fatto fino al 1986, con grande passione. Una passione che gli fece fare anche l'impegnativo passaggio di lasciare un impiego al Banco di Napoli, per abbracciare il mestiere di giornalista come sua professione, nella redazione torinese di Tuttosport. In quella veste ha scritto di squadre importanti, come la Juve e il Torino, e di eventi di portata internazionale, ma non ha mai distolto il suo interessato sguardo a quel che accadeva nello sport cittadino, con particolare riferimento ai colori neroverdi, e a quello abruzzese. Franco Zappacosta fa parte anche della giuria che assegna a Chieti il Premio Prisco ai protagonisti del mondo calcistico, in ricordo del grande dirigente dell'Inter, l’avvocato Giuseppe Prisco, orgoglioso di fare da anfitrione, lui teatino doc, a gente come Sergio Zavoli, Italo Cucci, Gianni Mura, Gian Paolo Ormezzano, Marco Civoli e Ilaria D'Amico, anche loro componenti della giuria del premio, fortemente voluto e sponsorizzato da Marcello Zaccagnini.

Tornando all'amore per i colori neroverdi, dopo il già citato libro, di recente mi ha confidato l'intenzione di scriverne un altro, raccontando Ezio Volpi. E lo farà nel modo che ha descritto nel suo libro, quando ha ricordato che da studente del Masci ebbe modo di leggere un "incipit" dell'allora collaboratore de Il Tempo dell'Aquila Bruno Vespa che nel parlare dell'Aquila calcio citò Giuseppe Berto e il suo "Male oscuro”.

La citazione, scrive Franco, «mi spinse non solo a leggere un grande romanzo» ma anche a «pensare che si può scrivere di uno sport nazional popolare come il calcio in maniera un po' originale e non banale». Cosa che, dice Franco, negli anni di carriera giornalistica ha sempre cercato di fare. Con eccellenti risultati.