Zavattaro porta Di Primio dai giudici

21 Giugno 2014

Lite per l’ordinanza anti-parcheggio ma il ricorso al Tar del manager scatena il rivale: «Spreca soldi della sanità»

CHIETI. Litigano come due confinanti per un pezzo di terra davanti a casa. Il sindaco ordina di rimuovere i cordoli di via dei Vestini. Il manager Asl lo sfida ricorrendo a Tar.

E’ rottura senza precedenti tra Comune e Asl: Umberto Di Primio contro Francesco Zavattaro e viceversa. La lite finisce davanti ai giudici anche se il problema che l’ha innescata poteva essere risolto con una telefonata e una stretta di mano. Invece saranno un tribunale a dire se il manager deve rimuovere i cordoli di plastica che delimitano il corridoio d’accesso al parcheggio a pagamento dell’ospedale. Oppure se il sindaco deve strappare l’ordinanza della discordia. Ma Di Primio non ci sta. Accusa Zavattaro di «sprecare i soldi pubblici della sanità con ricorsi inutili». E alza il tiro sulla Asl: «Non fa il bene di Chieti».

I due sono ai ferri corti. Per capire come e perché siano arrivati a questo punto di rottura occorre raccontare i fatti che partono da un corridoio d’asfalto che non è la Striscia di Gaza. Ma ci passa vicino. La “lite tra confinanti” nasce da un’ordinanza del 17 aprile scorso con cui la comandante dei vigili urbani, Donatella Di Giovanni, su input del sindaco, impone a Zavattaro di far rimuovere i new jersey da via dei Vestini e di istituire in quel tratto un’area di sosta libera. L’ordinanza però è solo un atto finale.

Il sindaco spiega di aver tentato più volte, e invano, di parlare con il manager per risolvere con le buone il caso via dei Vestini, ovvero la sosta selvaggia, lo smog e il traffico-caos. Ma il manager non avrebbe mai alzato la cornetta per rispondergli. Anzi, ha preferito dare incarico a due legali, Renato Di Benedetto e Germano Belli, per impugnare l’ordinanza, chiedendone la sospensiva e quindi l’annullamento.

I passaggi chiave del ricorso sono tre. Il primo: «Il Comune non ha mai acquisito al proprio patrimonio, neanche con atti espropriativi, il terreno sul quale, attraverso l’ordinanza, istituisce l’area di sosta libera». Che in parole semplici significa: Di Primio non può fare il padrone in casa d’altri.

Il secondo è un ritorno al passato, al 2006: «Il posizionamento dei cordoli venne consigliato dal Comune». Sì, ma allora c’erano Francesco Ricci e il centrosinistra. Passiamo al terzo punto, più concreto. Chi lo dice che togliendo i cordoli e istituendo l’area di sosta gratis lato ospedale il caos sparirà? «L’ordinanza non avrebbe alcun affetto di ampliare la sede stradale», si sostiene nel ricorso, «perché la corsia ora delimitata dai cordoli verrebbe occupata stabilmente dalle auto in sosta regolare. Così come non esiste alcuna possibilità di eliminare il problema della sosta vietata nella zona opposta. Per di più l’accesso al parcheggio a pagamento diverrebbe oltremodo caotica». Così la Asl chiede di sospendere l’ordinanza perché causa un «danno grave e irreparabile» alla sanità e ai suoi assistiti, parenti compresi. Le probabilità di vincere sono alte. Ma Di Primio cala un asso: annuncia che l’area della discordia, la striscetta di Gaza, sarà presto interessata di un «grosso progetto di riqualificazione con parcheggi e fermate per i bus urbani». Che mette Zavattaro e il ricorso in fuorigioco.