Zes a Punta Penna, 5 associazioni dicono no

Vasto. Appello contro la Zona economica speciale: quella parte della costa è patrimonio di tutti
VASTO. «La Zes a Punta Penna rappresenta una minaccia incombente verso un patrimonio di tutti. Il rischio concreto è che le scorciatoie normative previste producano, in taluni casi, effetti devastanti per il territorio». Porta Nuova, Italia Nostra, Arci, Wwf e Forum civico ecologista, manifestano preoccupazione per la istituzione della Zona economica speciale, sulla quale c’è un coro unanime di consensi per le agevolazioni fiscali. Confindustria e gli operatori economici la reclamano a gran voce, ma il punto di vista delle associazioni è differente. I loro timori riguardano la specificità del territorio e in particolare la difficile convivenza tra la zona industriale di Punta Penna e la riserva naturale di Punta Aderci.
«A Vasto la perimetrazione della Zes ha risentito della confusione progettuale dimostrata dalla politica regionale. Si è passati da 583 a 227 e poi a 55 ettari», spiegano Michele Celenza (Porta Nuova), Davide Aquilano (Italia Nostra), Lino Salvatorelli (Arci), Ines Palena (Wwf), Nicholas Tomeo (Forum), «tuttavia il problema della Zes non è l’estensione, ma sono le scorciatoie procedurali, presenti e future, previste dalla normativa. Scorciatoie forse comprensibili altrove, ma certo preoccupanti in un luogo sentito come patrimonio da tutta la popolazione, a ridosso di una riserva naturale protetta, di un’area Sic e di un sito archeologico di notevole importanza. Se il progetto della centrale a biomasse o quello del cosiddetto cementificio, che con fatica e attraverso una mobilitazione cittadina sono stati respinti, fossero stati presentati con la base normativa che si va delineando, è molto probabile che sarebbero passati senza colpo ferire. Il rischio non è remoto, è incombente», incalzano i rappresentanti dei sodalizi, «i nostri politici dovrebbero capire che delle norme concepite per zone come Taranto, Augusta o Gioia Tauro non sono adatte al nostro territorio. Le zone sottoposte a vincoli vanno escluse. Ma più in generale sarebbe ora che i nostri amministratori locali si assumessero finalmente le loro responsabilità: cioè dare un indirizzo chiaro e definito alla zona industriale di Punta Penna, evitando l’insediamento di impianti ad alto impatto ambientale. Si può fare, se lo si vuole, modificando opportunamente il Prt (piano territoriale) o il Pan (piano di assetto naturalistico). È una questione in ballo da anni, oggi è divenuta urgente. Domani potrebbe essere troppo tardi», concludono.
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