Zinni e i soldi delle truffe: «Bella vita, donne e Rolex, mi sono giocato 5 milioni»

29 Luglio 2024

Le intercettazioni svelano i guadagni e le spese sfrenate del capo della banda: «Fare l’avvocato? Io me ne vado a spasso, tanto il denaro ce l’ho lo stesso»

CHIETI. «Mi sono giocato quattro-cinque milioni di euro dal 2017 a oggi. Bella vita, vacanze, donne». L’avvocato Alfonso Zinni, arrestato lunedì scorso perché ritenuto il capo della banda che si arricchiva con i finti incidenti stradali, parlava così dei suoi guadagni ingenti e delle spese senza freni.
È il 26 aprile 2023 e il legale del foro di Chieti si “confessa” a Rimini, all’esterno di un ristorante in cui ha appena finito di pranzare, con un amico che vive a San Marino, originario di Ripa Teatina, che vorrebbe coinvolgere in un’operazione truffaldina in Emilia-Romagna. Zinni non può sapere che i poliziotti della squadra mobile di Chieti stanno registrando tutto perché gli hanno inoculato un trojan nel cellulare. L’avvocato porta a conoscenza il suo interlocutore che, con una gestione oculata del patrimonio, ora avrebbe avuto «un altro paio di milioni di euro sotto il materasso», aggiungendo che, in sei anni, si è giocato circa cinque milioni. «Io, ogni volta che ritornavo da Lugano», dice Zinni, «riportavo a mia moglie un Rolex, un gioiello, una borsa da tremila euro, una scarpa da mille euro... Ogni volta... Renditi conto a che livello stavo».
Il giudice Luca De Ninis, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, rimarca l’elevato tenore di vita di Zinni nonostante questi non abbia avuto, nel lungo periodo in cui è stato intercettato, neanche un cliente che si sia rivolto a lui per una consulenza legale. Non è un caso allora che Zinni, nella conversazione con l’amico che abita a San Marino, dica: «Che vuoi fare l’avvocato! Me ne vado a spasso, tanto i soldi ce li ho. Che devo andare commattendo con la gente per comprarmi un appartamento in più a Pescara... Che me ne frega a me». E ancora: «Me ne vado a spasso con la bicicletta, prendo il sole, vengo a San Marino. A giocare dieci, ventimila euro al giorno, anche di più». E anche qui va fatto un inciso, perché dagli accertamenti della guardia di finanza è emerso che cifre consistenti ottenute con le frodi assicurative sono state poi utilizzate per giocare d’azzardo nei casinò più grandi e famosi d’Europa, da quello di Zurigo al Perla di Nova Gorica. Ma l’amico di San Marino rimprovera Zinni: «Quello è proprio come bruciarli i soldi o buttarli dentro un fosso».
Il tema del denaro viene affrontato anche in diverse conversazioni intercettate di un altro arrestato, il faccendiere Domenico Fragaglia, ritenuto organizzatore e coordinatore delle attività illecite della banda. In particolare, parlando con un altro indagato, Fragaglia indica il posto in cui custodisce i soldi, ovvero casa della madre. «Tale modalità di detenere il denaro contante», osservano gli investigatori, «evidentemente per sottrarlo a eventuali perquisizioni da parte delle forze dell’ordine, fa verosimilmente comprendere come la somma possa essere ingente. Ciò viene riscontrato anche in una chat di Whatsapp con Zinni. Fragaglia gli chiede di raggiungerlo per andare a San Marino, alludendo al casinò, ma Zinni riferisce di non avere denaro per giocare e chiede a sua volta se può darglieli lui. Fragaglia, che nell’occasione della telefonata si trova già ad Ancona, riferisce di avere i soldi a casa della madre».
A confermare che Fragaglia «abbia la disponibilità di ingenti somme di denaro provenienti dall’attività illecita posta in essere dall’associazione», rimarca la polizia, c’è anche un’intercettazione in cui un altro indagato chiede al faccendiere se sia in possesso di banconote da 100 o 200 euro, in quanto ha necessità di cambiare pezzi da 50. «Fragaglia», sottolineano gli investigatori, «conferma di averne in abbondanza».