Zulli: «Un’occasione persa per discutere del lavoro»

1 Maggio 2018

CHIETI. Perché a Chieti e Provincia, un territorio che deve fare i conti con i drammi dell’occupazione, non è stata organizzata una manifestazione sul lavoro e sulla sicurezza del lavoro? A...

CHIETI. Perché a Chieti e Provincia, un territorio che deve fare i conti con i drammi dell’occupazione, non è stata organizzata una manifestazione sul lavoro e sulla sicurezza del lavoro? A chiederselo, nel giorno della festa del Primo maggio, è Giustino Zulli, ex segretario della Cgil Abruzzo e attuale esponente cittadino di Art.1-Mdp. Un’occasione persa, dice Zulli: «Si sarebbe potuto parlare di lavoro, con il 32% di disoccupazione giovanile in un Paese che registra l’aumento pauroso della povertà assoluta e relativa; della non più rinviabile ripresa delle lotte per la riduzione degli orari di lavoro che da noi sono più alti di molti Paesi dell’Ue; dei salari, mediamente più bassi di diversi paesi europei; degli infortuni e sopratutto delle morti sul lavoro». E per Zulli avrebbero dovuto essere i sindacati a prendere la parola: «Non è necessario puntare a grandi manifestazioni di popolo con cortei e comizi», riflette Zulli, «anche il presidio delle piazze nei principali Comuni con la diffusione dei volantini potrebbe contribuire a chiarire, sopratutto alle giovani generazioni, molti aspetti di un mondo del lavoro forse ancora poco conosciuto se non negli aspetti dell’ormai tradizionale “concertone” romano».
Quest’anno, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare a Prato, distretto industriale del settore tessile, la festa del lavoro con una manifestazione nazionale che metterà al centro della riflessione il tema del lavoro e della sua sicurezza. «In 10 anni, ci sono stati 13mila omicidi bianchi sul lavoro. Nel 2017, i morti sul lavoro sono stati 1.029 e, nei primi 4 mesi del 2018, siamo già a quota 212. Anche in Abruzzo», dice Zulli, «abbiamo dati terrificanti: nel 2016 ci sono stati 26 morti, più che raddoppiati, purtroppo, nel 2017, con 54 vittime molte delle quali sono lavoratori extracomunitari che, anche per difficoltà di lingua, non conoscono bene le leggi pur esistenti e i loro diritti sul posto di lavoro».
Ora, continua Zulli, «se come dice l’azzeccato slogan scelto dalle confederazioni sindacali, la “Sicurezza è il cuore del lavoro”, a mio parere bisognerebbe metterlo al centro di iniziative in tutte le piazze del Paese per chiamare tutti a riflettere su una situazione non più sostenibile perché di lavoro si deve vivere, non morire». Per Zulli, «bisognerebbe riprendere la cassetta degli attrezzi del nobile mestiere del sindacalista su cui sembra che si sia depositata, negli ultimi anni, troppa polvere».