«È giovane e incensurato» Pena dimezzata all’assassino

7 Marzo 2019

Delitto Di Marco, la sentenza della Corte d’assise d’appello riduce a 16 anni la condanna per Cipressi Sì alle attenuanti generiche, la decisione dei giudici: «Vanno valutate al pari delle aggravanti»

CHIETI. L’assassino è giovane e incensurato. Ecco perché la Corte d’assise d’appello ha quasi dimezzato la condanna di Emanuele Cipressi, il teatino di 26 anni che uccise il musicista Fausto Di Marco (40) sgozzandolo in strada con il collo di una bottiglia rotta. I giudici aquilani hanno pubblicato le motivazioni della sentenza con cui è stata ridotta da 30 a 16 anni la pena del giovane ritenuto responsabile dell’omicidio volontario avvenuto il 9 ottobre del 2016, a Chieti scalo, davanti al Mian Donner Kebab di via Pescara. Si legge in un passaggio chiave del provvedimento lungo 16 pagine: «All’imputato possono essere concesse le invocate circostanze attenuanti generiche in ragione della congiunta valutazione della sua giovane età all’atto della consumazione del reato (neppure ventiquattrenne) e del suo stato d’incensuratezza».
SÌ ALLE ATTENUANTI. È stato accolto uno dei motivi proposti nel ricorso dall’avvocato Giancarlo De Marco, difensore di Cipressi. «Le attenuanti generiche devono valutarsi equivalenti alle plurime aggravanti», scrivono i giudici (presidente Armanda Servino, consigliere relatore Carla De Matteis). La pena va dunque determinata «nel massimo edittale previsto per l’omicidio, pari a 24 anni di reclusione, tenuto conto della futilità dei motivi, delle modalità della condotta e dell’età della vittima, appena quarantenne». Ma la condanna scende a 16 anni perché bisogna considerare lo sconto di un terzo per la scelta del rito abbreviato da parte dell’imputato.
CI FU DOLO. La Corte d’appello conferma l’accusa di «omicidio volontario» e respinge l’ipotesi di delitto preterintenzionale, «dovendosi ritenere dimostrato, alla stregua delle regole di comune esperienza, quantomeno la consapevole accettazione da parte di Cipressi anche solo dell’eventualità che dalla sua condotta potesse derivare la morte di Di Marco». Quella notte Fausto lanciò un bicchiere di plastica contro una ragazza, ma centrò per errore Cipressi, che reagì ammazzandolo. Va dunque escluso, sostengono i giudici, che il musicista possa essere stato colpito «in modo accidentale mentre Cipressi impugnava la bottiglia rotta per difesa, come asserito dallo stesso imputato, peraltro in via ipotetica, in sede di interrogatorio (“Non so bene, forse è inciampato venendo in avanti con il collo mentre io agitavo la bottiglia per tenerlo lontano”)».
BUGIE. Si legge ancora sulla sentenza: «Nessuna delle persone informate dei fatti, presenti all’omicidio, può definirsi tout court attendibile, emergendo chiaro dagli atti che hanno in prima battuta detto il falso e taciuto il vero in preda allo spavento per l’accaduto e all’evidente fine di evitare ogni coinvolgimento nella vicenda». Nonostante questo, deve «valutarsi veritiera la narrazione» della ragazza contro la quale Di Marco lanciò il bicchiere. La giovane ha raccontato che Cipressi colpì il musicista «al collo con la mano destra, alzando l’intero braccio e compiendo un ampio arco dall’alto verso il basso, senza che tale azione fosse preceduta da alcuna colluttazione». Nei giorni successivi al delitto alcuni testimoni cercarono di rendere meno pesante la posizione di Cipressi. Una ragazza disse al telefono: «Emanuele non lo voleva ammazzare a quello». Ma la giovane, è sottolineato sempre in sentenza, «era chiaramente cosciente che il proprio cellulare era intercettato», tant’è che si lasciò scappare: «Eh niente, sapevano tutto, gli ho dovuto dare la conferma di tutto, perché c’ho pure il telefono sotto controllo io…se mò mi stanno a sentì si mettono a ridere».
REAZIONE SPROPOSITATA. Quanto all’aggravante dei futili mutili, «la reazione di Cipressi è ricollegabile al fatto di essere stato attinto dal bicchiere lanciato da Di Marco. Ma anche qualora volesse ritenersi, e non si ritiene, che la reazione dell’imputato sia da ricollegare anche al corteggiamento molesto di Di Marco nei confronti di una ragazza, comunque detta reazione non potrebbe che valutarsi assolutamente sproporzionata».
ALCOL. Cipressi approfittò anche del fatto che la vittima si trovava «in evidente stato di ebbrezza alcolica» con conseguente «affievolimento della vigilanza, attenzione e controllo». Tutto ciò ha «escluso o quantomeno ostacolato la difesa, tanto più tenuto conto che Di Marco, come riferito da una persona informata dei fatti, era conoscitore di arti marziali e difficilmente una persona avrebbe potuto aggredire Fausto dal davanti senza che lui potesse in alcun modo difendersi». Infine, specificano i giudici aquilani, «la repentina trasformazione di una bottiglia di vetro, infrangendola, in arma da taglio, non reca in dubbio la insidiosità del mezzo utilizzato da Cipressi per attingere Di Marco».
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