È la festa patronale: 15mila taralli preparati dai devoti

Iniziate le prime infornate per la ricorrenza di San Vitale in attesa della benedizione finale di don Raimondo
SAN SALVO. Sono iniziate le prime infornate dei tradizionali taralli di San Vitale. Da ieri nella palestra in via De Vito decine di devoti sono al lavoro per preparare circa 15mila taralli che verranno benedetti dal parroco di San Giuseppe, don Raimondo Artese, e distribuiti durante la festa patronale di sabato e domenica prossimi. In tre giorni verranno lavorati circa 13 quintali di farina. Sono cinque i panifici storici che da decenni offrono la loro disponibilità per la cottura dei taralli: Granatello, San Giuseppe, Fabrizio, D’Achille e Raspa.
Come prevede la tradizione, in tantissimi si sono riuniti per preparare “le pircillete”, il nome popolare in dialetto sansalvese con cui vengono chiamati i caratteristici taralli a forma di ruota dentellata. Il centro del tarallo rappresenta il martirio mentre i tagli esterni rappresentano la corona. Ogni tarallo verrà poi segnato con il sigillo del Santo. Secondo la ricetta più antica, venivano impastati senza lievito e offerti ai poveri in occasione delle feste patronali. I taralli, però, possono essere distribuiti soltanto dopo la benedizione, come simbolo della sacralità del pane e del grano. Una tradizione che non accenna a scomparire e che coinvolge ogni anno decine di persone.
Ai volontari dei taralli di San Vitale è arrivato anche il pensiero del sindaco Tiziana Magnacca, che ha inviato i cittadini ad andare nella palestra della scuola di via De Vito per farsi coinvolgere in una tradizione portata avanti con grande impegno da don Raimondo e dal Comitato feste San Vitale Martire. «Ringrazio il Comitato per l’impegno profuso nell’organizzazione dei festeggiamenti che non mancherà di coinvolgere la comunità di San Salvo e quanti dai Comuni vicini vorranno con noi festeggiare San Vitale Martire», ha dichiarato il sindaco». «È questo un appuntamento fisso che unisce l’intera comunità», raccontano le volontarie che partecipano all’iniziativa, «è una tradizione molto impegnativa, che richiede tempo e fatica, che è motivata solo dalla devozione al santo».
Quest’anno il Comitato ha riproposto la tradizione della “Pipizzera”, di struttura ovale, di dimensioni all’incirca 70 cm di diametro e 170 cm di altezza, che in antichità era stata donata dal mugnaio al Santo dopo aver macinato il grano offerto dai cittadini per la produzione dei “porcellati e sagne” ed è decorata da dolci locali e fiocchi colorati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

