Comunicato Stampa: “Colette”, un romanzo di segni del destino e seconde possibilità

14 Maggio 2026

Un aeroporto ha sempre qualcosa di crudele e di miracoloso. Costringe chi parte a restare ancora per un po’ dentro la vita che sta lasciando , con i documenti in mano e le valigie già chiuse. Prima del decollo tutto sembra ancora reversibile, poi arriva il momento in cui il portellone si chiude, e la terra comincia ad allontanarsi. È lì che una storia può smettere di essere soltanto un itinerario e diventare una resa dei conti .
È in questo spazio aereo che prende forma “Colette” di Salvatore Stancampiano Pizzo , pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo . Il romanzo segue Giovanni Perletti , giardiniere e scrittore, in partenza da Roma Fiumicino per Boston, dove dovrebbe discutere con una casa editrice un progetto letterario . Giovanni arriva a quel volo con una sconfitta editoriale alle spalle, un libro che non ha avuto il successo sperato, una vita sentimentale segnata da incontri intensi e interrotti, e soprattutto con una fame di riconoscimento che non riguarda soltanto la scrittura, ma il diritto più profondo a essere visto, ascoltato, scelto.
La storia si apre su una coincidenza numerica : il posto assegnato è il 7, il volo è il 777, Giovanni è nato il giorno 7. Potrebbe essere un dettaglio da nulla, una superstizione privata, invece diventa subito il primo indizio di una narrazione che ragiona per segnali, ritorni, richiami. Il caso , in “Colette”, non è mai trattato come un semplice incidente. È piuttosto una lingua imperfetta , attraverso cui la vita sembra rivolgersi al protagonista. E Giovanni, che ha l’abitudine di trasformare ogni dettaglio in parola, non può fare a meno di ascoltarla.
Prima ancora di salire sull’aereo, un altro segno si impone: il nome Colette . Giovanni lo incontra in libreria, attratto da “L’ingenua libertina” e dalla figura di Sidonie-Gabrielle Colette, scrittrice, attrice, donna libera e scandalosa. Poi lo ritrova in sogno, nella figura di una musa che entra nel suo corpo dopo una visione di rapaci feriti, catene spezzate e volo riconquistato. Infine quel nome si materializza accanto a lui, sul sedile dell’aereo: Colette D’Aragona, donna elegante, bionda, inquieta, medico legale e anatomo-patologa, diretta anche lei a Boston. Il titolo del romanzo, allora, funziona come una calamita. Non indica soltanto un personaggio femminile, ma una costellazione: la letteratura, il sogno, l’incontro, il desiderio, la possibilità che una vita cambi direzione a partire da una parola.
Stancampiano Pizzo costruisce un romanzo che alterna il presente del viaggio ai ricordi amorosi di Giovanni, i dialoghi in aereo agli inserti poetici, le fotografie interiori alle deviazioni memoriali, fino a innestare nella vicenda anche una linea di mistero. 
Giovanni Perletti è privo della corazza dell’eroe contemporaneo brillante, cinico, performativo. Al contrario, appare spesso vulnerabile, eccessivo, sentimentale , incline a leggere nella realtà più significati di quanti essa intenda offrire. Ma è proprio questa esposizione a renderlo interessante. Giovanni vive di un doppio mestiere: con il giardinaggio si mantiene, con la scrittura respira. L’immagine non è secondaria. Chi cura piante, terra, fiori, radici, porta nella letteratura un rapporto fisico con la crescita e con l’attesa. La sua poesia nasce da lì: dal tentativo di vedere in un gesto, in una luce, in una mano, in un corpo amato, qualcosa che meriti di non essere perduto.
Il libro lavora molto su questa trasformazione immediata dell’esperienza in scrittura . Giovanni incontra una donna e scrive. Ricorda una stanza d’albergo e scrive. Vede un’alba, un raggio, un profumo, una mano che stringe la sua durante una telefonata carica di paura, e scrive. Le poesie inserite nel romanzo sono il modo in cui il protagonista archivia la vita mentre gli accade. La prosa racconta, la poesia trattiene. La prosa spiega le circostanze, la poesia prova a salvarne l’intensità. In questo senso “Colette” assume quasi la forma di un prosimetro sentimentale contemporaneo , vicino al diario dell’io e al romanzo confessionale.
Accanto alla traiettoria sentimentale il romanzo introduce un elemento di mistero . Durante il volo, la dimensione dell’aereo si carica di tensione : emergono morti, ipotesi, domande, e la competenza di Colette diventa decisiva. L’autore prova a far convivere tre anime diverse: la storia romantica, il diario poetico e il giallo in quota. È una miscela insolita, non sempre prevedibile, che conferisce al libro un andamento laterale rispetto al romanzo sentimentale più tradizionale. L’amore non resta chiuso nella relazione tra i due protagonisti; viene messo alla prova da ciò che accade intorno, dalla morte, dal sospetto, dalla necessità di capire. In questo incrocio fra sentimento e indagine, “Colette” trova alcuni dei suoi momenti più narrativamente vivaci.
Lo stile di Stancampiano Pizzo è diretto, colloquiale, fortemente emotivo . La voce di Giovanni tende alla confessione, al racconto di sé senza filtri, con una lingua che cerca l’immediatezza. Il tratto più personale sta nell’uso insistito delle immagini: il mondo viene percepito come un serbatoio di accensioni sensoriali. “Colette” si colloca in una zona di confine tra narrativa sentimentale contemporanea, autofiction emotiva, diario lirico e romanzo dell’incontro. Si possono riconoscere, in filigrana, alcuni elementi cari alla tradizione del romanzo di formazione adulto: il viaggio, la crisi, la figura femminile rivelatrice, il confronto con la morte, la possibilità di una rinascita. Ma il libro guarda anche a una linea più popolare e comunicativa della narrativa italiana recente, quella che mette al centro il sentimento senza considerarlo un materiale minore. La particolarità sta nella contaminazione con la poesia: non una poesia esterna al racconto, ma una funzione della mente di Giovanni, il suo modo di stare al mondo.
Il significato del titolo, alla fine, coincide con il cuore del romanzo. Colette è la donna incontrata sull’aereo, ma è anche la scrittrice francese evocata dal libro acquistato prima della partenza; è la musa del sogno; è il nome che attraversa la storia come un segnale; è la possibilità che l’immaginazione, prima ancora della realtà, sappia riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno. Nel romanzo, Giovanni non incontra soltanto una donna: incontra una figura capace di raccogliere le sue ossessioni, i suoi desideri, le sue paure e la sua aspirazione a rinascere . “Colette” chiede al lettore di accettare una scommessa: credere che una coincidenza possa non essere soltanto una mera casualità, ma molto di più.
Alla fine, il volo verso Boston diventa molto più di una trasferta editoriale. È il luogo in cui un uomo, partito per cercare una possibilità professionale, si ritrova a fare i conti con ciò che lo ha ferito, con ciò che ancora desidera, con ciò che la scrittura può salvare. In un panorama narrativo spesso tentato dal disincanto, “Colette” sceglie una strada opposta: crede ancora nell’intensità, nei segni, nelle parole dette al momento giusto, nella forza quasi scandalosa della speranza
 

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