A Pescara si recita Beckett in dialetto

Mambella, Oliva, Marchesani, Budini e Manni sul palco del Teatro Immediato con “Aspettando Godot”
PESCARA. Vladimiro ed Estragone in versione abruzzese pronti a tornare sul palco del Teatro Immediato di Pescara. Andranno in scena questo fine settimana tre repliche dell’originale versione di “Aspettando Godot”, dall’opera teatrale di Samuel Beckett, diretta e interpretata da Vincenzo Mambella ed Edoardo Oliva, affiancati da Ezio Budini nei panni di Pozzo, Umberto Marchesani in quelli di Lucky, Federico Budini e la giovane Vittoria Manni, attrice di 13 anni nel ruolo del messaggero di Godot.
Lo spettacolo teatrale, con la scenografia di Francesco Vitelli, torna nel teatro a San Donato dopo il successo delle repliche estive realizzate nello spazio esterno della sede di via Nenni. L’appuntamento con la tragicommedia in due atti, un capolavoro del drammaturgo irlandese che rientra nel filone del teatro dell’assurdo, è per oggi e domani alle 21 e domenica alle 18. Il Teatro Immediato, dunque, continua a scommettere su Beckett – dopo aver portato in scena anche Frammento 1 e una parte di “Finale di Partita” – e sul dialetto abruzzese, attraverso una ricerca meticolosa e originale «nel tentativo di comporre le frammentazioni del vivere comune, spesso inconciliabili tra loro, utilizzando il nostro dialetto, che spinge l’arte, anche quella più elevata, a una fruizione popolare», come spiega la compagnia pescarese. Obiettivo del Teatro Immediato, infatti, è proprio quello di avvicinare il teatro e i capolavori assoluti della drammaturgia contemporanea al grande pubblico utilizzando luoghi (Rancitelli e San Donato), accenti e parole tipiche dialettali della città adriatica in maniera comica, senza rinunciare alla grande tematica dell’esistenza e dell’infelicità umana affrontata nell’opera teatrale. Citando sempre Beckett, la compagnia ricorda che «non c’è niente di più comico dell’infelicità» e che in questa asimmetria lessicale, c’è più verità e poesia di quanta se ne possa trovare nel cosiddetto “politicamente corretto”. «Trattare di ultimi, di reietti, delle loro solitudini, delle loro disabilità», aggiungono, «attraverso la circolarità dei loro movimenti sghembi, la loro spasmodica ricerca di condivisione delle proprie disgrazie, il loro parlare senza dire e il loro dire senza parlare, il loro eterno “aspettare”, mortifica, attraverso il riso cupo che ne scaturisce, la coscienza di chi si illude di essere solo spettatore». Ed ecco allora che il capolavoro del drammaturgo irlandese nella sua versione abruzzese, appare perfetto «per mettere in scena, senza pietà e indulgenza, i più deteriori istinti umani, trasversali a qualsiasi ceto e condizione sociale». Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 351.5466681.