A Teramo la pittura di Ivan D’Antonio: «Un’ode alla terra»

31 Ottobre 2020

Oggi al laboratorio Arca l’inaugurazione della mostra Sette opere per lanciare un accorato allarme per l’ambiente

TERAMO. Di mostre e pubblicazioni fotografiche sul cambiamento climatico se ne vedono tante, e così se si volge lo sguardo al cinema, fiction o del reale che sia. Ma è insolito l’uso di un medium antico come la pittura, preesistente di millenni alla crisi ambientale, per esprimere gli odierni interrogativi e angosce a quel disastro legati. È un’operazione che fa, con linguaggio ispirato e maestria tecnica, il talentoso autore teramano Ivan D’Antonio, classe 1984, liceo artistico nella sua città e Accademia di Belle Arti a Firenze, pluripremiato cineasta e fotografo che torna all’antico amore per la pittura a olio con la mostra “Ode alla Terra. Funerale”, ospitata dal 3 al 14 novembre a Teramo da L’Arca – Laboratorio per le arti contemporanee.
La personale dell’artista abruzzese è allestita da Guadè, vale a dire Giulia Sacchetti curatrice e Ilde D’Ignazio organizzatrice, con la collaborazione dell’associazione Fipsas Teramo e il patrocinio del Comune. Inaugurazione oggi alle 17.30: gli organizzatori consigliano la prenotazione del biglietto gratuito sulla pagina Fb Guadè – Art & Event, o sul profilo Ig Guadeart o sul sito Eventbrite.it. Dal 3 la mostra avrà questi orari: da martedì a venerdì 9-13, martedì, giovedì, venerdì e sabato 16-19. Ingresso libero.
Tra surreale e vero, sogno e reale, quiete e inquietudine, “Ode alla Terra” è una serie di sette quadri a olio per una riflessione sulla precarietà della condizione umana e sul rapporto tra l’uomo e il cambiamento climatico. Ma il funerale in sottotitolo non è quello del nostro mondo, che ci sopravviverà, bensì del genere umano incapace di comprendere e invertire la rotta. Fanno corona ai quadri tanti bozzetti e studi che ne ricostruiscono la genesi. D’Antonio ha dipinto le opere dal 31 ottobre di un anno fa fino a pochi giorni prima del blocco di marzo.
«Quando si parla di affrontare attivamente il cambiamento climatico spesso la prima reazione è il timore di dover tornare ad abitudini che convivrebbero difficilmente con lo stile di vita contemporaneo» spiega l’artista, da dieci anni regista in produzioni nazionali e internazionali, collaboratore Canon, di cui è Ambassador europeo nel settore cinema. «Così ho deciso di vivere per un po’ nel mio passato per sperimentare come ci si sente a “tornare indietro”, a rallentare. Avrei potuto scattare foto a tema, sarebbe stato più veloce e forse più semplice. Ma i cambiamenti richiedono impegno e tempo, che ho tradotto nella scelta del medium, la pittura».
Fin dall’opera di apertura “Dandelion" è rappresentata la caducità della condizione umana nella metafora del tarassaco, il “soffione” su cui tutti da bambini abbiamo soffiato. Di impatto, tra le altre, le tele monumentali “Ai mari” e “Ai ghiacciai” nel cui solenne simbolismo si avverte l’eco del cinema filosofico e spirituale di Terrence Malick. L'opera “Ai paesi”, attonita impotenza umana di fronte a un’alluvione, nell’area interattiva ha una versione senza la protagonista del dipinto per permettere al visitatore di essere lui soggetto del quadro, farsi fotografare e portare con sè un originale ricordo della mostra. In loop, inoltre, il cortometraggio “Bolero” scritto e diretto da Ivan D’Antonio, monologo ispirato a un paradosso della fisica quantistica, finalista al festival internazionale Quantum Shorts Festival e proiettato in musei e università di fisica quantistica. «”Ode alla Terra” è la terza mostra a L’Arca dalla sua riapertura a settembre» sottolinea l’assessore alla cultura Andrea Core «Continuiamo a valorizzare i giovani artisti del territorio. In questo caso con un tema, la cultura ambientale, a cui l’amministrazione tiene molto» .