A Venezia 80 i giovani “bene” e l’Europa razzista

6 Settembre 2023

Il film “Enea” vede protagonista Pietro Castellitto: «Parla di un 30enne che si sente vivo solo in guerra»

VENEZIA. Il film che ti strappa il cuore e ti fa vergognare di come vanno le cose nella Fortezza Europa che fa razzismo accogliendo i profughi ucraini e respingendo tra il filo spinato bielorusso quelli siriani e africani violando i diritti umani e il film che racconta la generazione al massimo che si sballa per sentirsi viva, affamata di tutto: a Venezia 80 l’attenzione è sulle due opere del concorso, opposte eppure rappresentative del contemporaneo.
Il toccante film di Agnieszka Holland Green Border, girato clandestinamente dal 2021 al confine tra la sua Polonia e la Bielorussia, e l’attesa opera seconda del giovane Pietro Castellitto, Enea. Fuori concorso c’è Hit Man di Richard Linklater che ha fatto la fila fuori la sala e gli applausi alla fine, mentre emoziona, sempre fuori concorso, il documentario testamento di Ryuchi Sakamoto, Opus con l’opera musicale del grande compositore giapponese morto a marzo. «Gangster movie senza la parte gangster, film di genere senza genere»: Castellitto va per spiazzamenti, costruisce una storia originale, ironica, sopra le righe ma profondamente rivelatrice di una certa gioventù, quella dei festoni, dello sballo, della coca e dei circoli esclusivi. È il regno di Enea (lo stesso Castellitto), di professione istruttore di tennis, imprenditore con il socio aviatore (Giorgio Quarzo Guarascio) di un ristorante di sushi a Roma Nord, partner di spaccio e legami con la malavita locale.
Tutto griffato, traffica in un mondo di lusso cui appartiene, imprenditore del benessere estremo suo e degli altri. Poi a casa dialoga con i genitori borghesissimi, il padre psicologo (Sergio Castellitto), la madre conduttrice di una rubrica di libri in tv (Chiara Noschese), il fratellino studente (Cesare Castellitto). E a una festa conosce una ragazza bellissima di cui si innamora (Benedetta Porcaroli). Dopo l’esordio premiato dei Predatori, il 31enne figlio d’arte cerca conferme con questo film che ha tra i padrini anche Luca Guadagnino, produttore per Frenesy insieme a Lorenzo Mieli per The Apartment (gruppo Fremantle) e che Vision Distribution farà uscire in sala il 25 gennaio. Per Pietro Castellitto, che del film è protagonista, regista, autore della sceneggiatura, «Enea è un eroe romantico. È un desiderio non elitario quello di sentirsi liberi, trasversale a tutti i giovani, in qualunque città del mondo, in qualunque quartiere ed epoca», sottolinea. «La sua famiglia è borghese? Si ma non è apatica, è piena di umanità. Enea vive il paradosso tragico per cui uno la vita la sente meglio se sta in guerra, e lui e il suo amico si inventeranno la loro guerra». Raccontando «il desiderio di sentirsi vivo penso ad un sentire proprio della mia generazione, giovani oggi. E se magari i ristoranti, i posti che frequenta possono essere elitari, la vitalità non lo è, è incorruttibile».
Tutt’altra situazione in Green Border che segue da diverse angolazioni – una famiglia siriana e una donna di Kabul, gli attivisti, le guardie di confine – quello che accade e facciamo finta di non vedere al confine polacco-bielorusso dove i migranti vengono rimpallati con violenza da una parte all’altra, usati come proiettili viventi in una guerra ibrida e sconvolgente in cui la polizia polacca ci fa vergognare sommamente. «L’Europa», dice Holland a 30 anni dal suo film Europa Europa, «ha paura di sfidare la crisi dei migranti. Il continente della libertà e della democrazia rischia di scomparire se continua nelle scelte di oggi: diventerà una fortezza dove la gente verrà uccisa da noi europei. L’esperienza della seconda guerra mondiale, l’olocausto, il pericolo del totalitarismo scomparso dall’agenda europea, ma non è sparito il pericolo di tutte queste cose. In un mondo polarizzato», sottolinea la regista, «anche i media lo sono. Da quando il governo ha chiuso le zone intorno alla frontiera non è più possibile documentare nulla di quello che accade lì. Nessuno ha protestato e i media hanno accettato di non andare più in quella zona incubo. La nuova Europa ha paura, sta perdendo le convinzioni politiche e i populisti come anche lo stesso Putin hanno capito questi punti deboli e cavalcano questa paura». A fine conferenza la regista, dopo aver letto una nota sulle vittime delle migrazioni – dal 2014 sono 60.000 – ha chiesto un minuto di silenzio ai giornalisti.