Addio a Daniele Segre, regista della realtà sociale

All’Aquila è stato direttore didattico del corso di Reportage al Centro sperimentale di Cinematografia
ROMA. Non era un uomo facile Daniele Segre, regista appartato e maestro del «cinema della realtà» (definizione che aveva contribuito a rendere popolare), che se n'è andato ieri di prima mattina a 71 anni, in quella Torino che aveva scelto come osservatorio del mondo. Schivo e spesso scontroso, negli occhi gli brillava sempre una luce di dolcezza che poi si accendeva di spirito ironico. Non un regista per grandi platee, anche se era venerato come un maestro, ricevendo premi in tutto il mondo. Non era disponibile al compromesso e per sentirsi libero da ogni costrizione, già nel 1991 aveva fondato la sua compagnia di produzione, I Cammelli, seguita dopo otto anni da una scuola video di documentazione sociale. Negli ultimi quindici anni, nonostante una filmografia ricchissima di titoli, era più facile incontrarlo in veste di docente, all’Università di Pisa, a Roma e all’Aquila, dove dal 2014 al 2022 è stato direttore didattico del corso di reportage del Centro Sperimentale di Cinematografia. Sempre all’Aquila, nel 2015 a Segre fu conferito dal Centro Sperimentale di Cinematografia il diploma Honoris Causa per il Reportage storico d’attualità.
Lavorava con passione irriducibile e la curiosità per le altre arti l’ha spinto a dedicare ritratti a intellettuali, musicisti, fotografi, scrittori. Cresciuto nella tradizione ebraica osservante - suo nonno era stato rabbino di Alessandria- aveva cominciato da fotografo: il dono di scegliere ogni volta l'inquadratura «giusta» e la «giusta distanza» dai personaggi lo avrebbe sempre accompagnato. Metteva nel cinema un’etica morale che andava di pari passo con la frugalità, personale e produttiva. Si lamentava spesso, a buon diritto, di essere tenuto ai margini dalla comunità del cinema, ma ciò non gli ha precluso onorificenze (la medaglia del Presidente Napolitano, la laurea Honoris Causa all’Aquila) e riconoscimenti. Era un lavoratore instancabile e ne sono testimonianza gli ottanta film che punteggiano una carriera cominciata nel 1976 con l'inchiesta Perché droga? e il successivo Ragazzi di stadio o sul tifo calcistico. Esempi luminosi di come il cinema della realtà, per essere tale, si deve immergere nel quotidiano della gente e osservarlo senza preconcetti e pregiudizi. Quando approdò alla Mostra di Venezia nel 1992 con Manila Paloma Blanca fece scalpore per l'umanità e la crudezza del suo linguaggio visivo che non faceva sconti ai drammi degli esclusi, ma ne coglieva tutta la poesia dello sguardo e dei sentimenti. Fu tra i primi a condurre inchieste sulle morti bianche (Morire di lavoro, 2008) e a raccontare l'orgoglio delle donne partigiane (Nome di battaglia: donna, 2016). Tra i “ritratti” più belli, quelli dedicati alla fotografa Lisetta Carmi, al critico Morando Morandini, all'amico regista Tonino De Bernardi, filmato nel 2021, quando era già malato, poi Luciana Castellina, comunista. Generoso, militante, rabbioso, perfino gioiosamente infantile nelle sue passioni, Daniele Segre resta un protagonista unico di un cinema della vita che non invecchia mai.
La cerimonia funebre per Daniele Segre si terrà al campo terra del reparto israelitico del Cimitero Monumentale di Torino, corso Regio Parco 90, mercoledì 7 febbraio alle ore 10.