Addio a Ezio Bosso il musicista del coraggio

È morto a 48 anni il compositore, direttore d’orchestra e pianista malato di Sla Vinse due Flaiano a Pescara e fu testimonial per L’Aquila capitale della cultura
«Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. La musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più». Il tempo, ma solo quello effimero del passaggio terreno, è terminato ieri per Ezio Bosso. Il compositore, direttore d’orchestra e pianista torinese è morto all’età di 48 anni, nella sua casa di Bologna, soccombendo alla Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, che l’aveva colpito nel 2011 e che, nel settembre scorso, l’aveva costretto a un annuncio terribile: non sarebbe più stato in grado di suonare il pianoforte.
Il grande pubblico l’aveva scoperto, la sera del 10 febbraio del 2016 quando aveva stregato l’Italia con la sua “Following a bird” al Festival di Sanremo. Ma la carriera di Bosso era già stata illuminata da fama e gloria con i due Premi Flaiano a Pescara conquistati nel 2003 e nel 2005 per le colonne sonore dei film “Io non ho paura” e “Quo vadis baby?”, entrambi diretti da Gabriele Salvatores, e la candidatura al David, nel 2004, sempre per “Io non ho paura”.
Il suo rapporto con l’Abruzzo, negli ultimi anni, era stato stretto: nel 2016 si era esibito prima a Pescara e poi a Chieti. All’Aquila, inoltre, lo legava la sua partecipazione in qualità di testimonial alla campagna per L’Aquila capitale italiana della cultura. Ieri, lo ha ricordato così il sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi: «Ciao, Ezio Bosso. Questa città piange la tua scomparsa. Piange la pura energia creativa. A te, che eri tra i nostri testimonial per il dossier capitale italiana della cultura, e che ci avresti donato un pezzo di genio, il nostro saluto, promettendoti che, non faremo solo bene. Faremo di meglio, anche con l’aiuto del tuo amico Pier Luigi Sacco». Inoltre Bosso avrebbe dovuto dirigere il concerto inaugurale dell’Estate musicale frentana a Lanciano. Lo ha ricordato, ier con un tweet, Marusca Miscia, l’assessore comunale alla cultura di Lanciano.
Bosso, che aveva debuttato in Francia a 16 anni come solista, aveva compiuto gli studi di contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna collaborando con diverse orchestre europee. Il 20 gennaio 2019, aveva diretto l’evento «Grazie Claudio» organizzato a Bologna per ricordare Claudio Abbado, portando sul palco del Teatro Manzoni di Milano un’orchestra di 50 elementi. Bosso ha continuato a suonare, dirigere e comporre fino allo scorso settembre quando si era fermato a causa di difficoltà nell’uso delle mani. «Mi capita spesso di dire che la bacchetta», aveva confessato allora, «in realtà, è una maschera, che lenisce il dolore di una vita che, sì, mi piace, ma forse un po’ meno rispetto a quando suono o dirigo un’orchestra».
Il mese scorso aveva raccontato così al Corriere della Sera la sua quarantena: «La prima cosa che farò è mettermi al sole. La seconda sarà abbracciare un albero. Sono ai domiciliari dal 24 febbraio. Se poi calcolo il periodo delle cure, dal 9 per le solite terapie, i mesi di clausura sono ormai più di due. Se non metto il naso fuori non è per paura ma per sconforto. Bologna deserta, quattro pietre, due persone dall’aria triste… Che esco a fare? C’è più vita a casa mia. Con un solo difetto, non ci entra mai il sole… Ma non mi lamento. Vivo bene la solitudine, la divido con la mia compagna Annamaria e i nostri cani, due basset hound e un bassotto».
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è detto «molto colpito dalla prematura scomparsa del maestro», aggiungendo: «Desidero ricordarne l’estro e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana». «Un uomo profondo e generoso, un artista esplosivo capace di trasmettere la gioia di suonare e la passione per la musica», lo ha definito così il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini. «È un triste giorno per la cultura italiana che perde un grande interprete e compositore, un uomo straordinario che ha fatto della sua vita un messaggio di speranza e di forza».
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