Addio a Glucksmann l’antitotalitario

11 Novembre 2015

Il filosofo francese è morto a 78 anni. Hollande: un intellettuale per la libertà

PARIGI. È morto André Glucksmann. Il filosofo francese, noto per il suo impegno per i diritti umani, aveva 78 anni ed è spirato nella notte di lunedì. Ne ha dato notizia, Ieri mattina, il figlio con un post su Facebook. «Il mio primo e migliore amico non c’è più», ha scritto. «Ho avuto una incredibile opportunità di conoscere, ridere, discutere, viaggiare, giocare, fare tutto e nulla con un uomo buono e eccellente». Espressione intellettuale del maggio francese, Glucksmann aveva fatto parte con Bernard-Henri Lèvy della corrente dei nouveaux philosophes. Alla fine degli anni Settanta, insieme con Jean Paul Sartre e l’intellettuale liberale Raymond Aron, fece fronte comune per il sostegno dei “boat people”, in fuga dal Vietnam comunista. L’impegno per i diritti umani, infatti, era per Glucksmann una costante a prescindere e contro le prese di posizioni ideologiche, tanto da spingerlo a lanciare un appello per il voto al candidato della destra Nicolas Sarkozy nella corsa presidenziale del 2007 ignorando la candidata socialista Segolene Royal. Il totalitarismo in tutte le sue forme era il suo nemico, per battere il quale Glucksmann non esitò a chiedere l’intervento armato in quelle circostanze che esigono uno schieramento militare a difesa dei più deboli. Fu il caso della guerra nel Kosovo nel 1999, che lo vide invocare un attacco contro la Serbia. “Il discorso della guerra” è uno dei suo libri più importanti, in grado di suscitare il dibattito all’interno della sinistra europea sulla giustezza o meno del ricorso alla violenza per fermare un dittatore, come nel caso di Saddam Hussein e dell’intervento in Iraq nel 2003.

«André Glucksmann portava in sé tutti i drammi del ventesimo secolo», si legge in un comunicato di cordoglio in cui il presidente della Repubblica francese, Francois Hollande rende omaggio alla memoria del filosofo scomparso. Glucksmann, aggiunge la presidenza, ha «messo durante tutta la sua vita la propria formazione intellettuale al servizio di un impegno pubblico per la libertà». Coinvolto totalmente dal «tragico della storia» e dal suo «dovere di intellettuale», «non si rassegnava alla fatalità delle guerre e dei massacri» - continua l'Eliseo - ed era «sempre vigile e all'ascolto delle sofferenze dei popoli. La libertà dell'Ucraina fu una delle sue ultime battaglie».

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