Addio a Guido Ceronetti il metafisico della letteratura

ROMA. Intellettuale e scrittore certamente, studioso della Bibbia e traduttore di cinque Libri (Salmi, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Libro di Giobbe e Libro di Isaia), amante dei classici, a...
ROMA. Intellettuale e scrittore certamente, studioso della Bibbia e traduttore di cinque Libri (Salmi, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Libro di Giobbe e Libro di Isaia), amante dei classici, a cominciare da Orazio, Catullo, Marziale che ha tradotto, poeta, filosofo controvoglia, giornalista (collaboratore della Stampa dal 1972), drammaturgo e uomo di teatro, Guido Ceronetti è scomparso ieri nella sua casa di Cetona, malato ormai da molto tempo, piegato dai suoi 91 anni, ma non vinto.
Sino all'ultimo ha pubblicato libri su libri («Cerco di lavorare per non sentirmi un naufrago della vecchiaia»), autore quindi di varie decine di titoli, personaggio che sfugge a ogni classificazione con la sua fama di scrittore metafisico, antimoderno, nichilista, apocalittico, ambientalista e vegetariano ante litteram: tutte definizioni che contestava e trovava imprecise da nemico giurato dei luoghi comuni.
Col suo umorismo caustico e quello sguardo sugli uomini e le cose, il loro degrado e la loro deperibilità, resta comunque un testimone alto della scrittura come operazione salvifica, pur naturalmente negandolo e affermando, con l'amato Céline e l'amico Cioran che «l'essere umano è il cancro della terra, perduto qualsiasi cosa faccia».
Del resto si riteneva un uomo del Novecento e ha scritto “Mistero e sopravvivenza del XX secolo” contestando la definizione di «secolo breve, perché è stato l'opposto, lungo per la sua crudeltà, lunghissimo di misfatti» e prendendosela con tutti quelli che «volendo farla finita con la condizione umana, hanno pensato di migliorarla».
Tra i suoi titoli più noti c'è un “Viaggio in Italia” suggeritogli da Giulio Einaudi nei primissimi anni '80, ristampato più volte con l'aggiunta di qualche nota, l'ultima quattro anni fa, in cui si leggevano queste parole, che col tempo stanno diventando sempre più vere: «Le società umane civilizzate, guardatele, non sono più che aggregazioni di follia tenute assieme dalla paura e dalle coercizioni».
Era un reportage a suo modo, guardandosi attorno, natura, città, monumenti e persone da Trieste a Palermo, per denunciarne il degrado: «Il campo di lotta tra Bene e Male è dappertutto, dove c'è un uomo capace di pensare: in Italia il loro contendere ha sempre coinvolto anche la bellezza, l'ha avuta come suprema moderatrice, oggi per vittima».
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