Addio a Luca Serianni una vita per la parola

ROMA. Non ce l’ha fatta Luca Serianni, morto ieri a 74 anni per i postumi dell'investimento sofferto qualche giorno fa a Ostia. Linguista di fama mondiale, accademico della Crusca, membro dei Lincei,...
ROMA. Non ce l’ha fatta Luca Serianni, morto ieri a 74 anni per i postumi dell'investimento sofferto qualche giorno fa a Ostia. Linguista di fama mondiale, accademico della Crusca, membro dei Lincei, professore che riempiva all'inverosimile le aule durante le sue lezioni. Infiniti studi e tanti libri, dalla Grammatica italiana Utet alla Storia della lingua italiana pubblicata da Carocci, da Un treno di sintomi (Garzanti) a Parola (2016) solo per citarne alcuni, oltre naturalmente al dizionario Devoto-Oli curato con Maurizio Trifone, agli scritti su Dante.
Era un maestro «autorevole e gentile», come tanti ieri lo ricordavano, dal presidente della Repubblica Mattarella al ministro della cultura Dario Franceschini, dalle personalità del mondo universitario e della politica alla gente comune: un intellettuale con il sorriso sempre pronto, uno studioso che credeva fermamente nella condivisione della cultura e nel senso civico della sua professione. Al centro dei suoi studi la parola, primo strumento del pensiero umano. Critico sull'uso smodato degli anglismi, sorrideva sull'uso di termini come jobs act «che non si sa cosa voglia dire». Grande amante di Dante, gli piaceva notare come fossero diffuse le citazioni “inconsapevoli” della Divina Commedia, una su tutte quel “mi taccio” tanto usato dai politici. Nato a Roma nel 1947, è stato professore di Storia della lingua italiana anche all’Università dell'Aquila.
Serianni faceva anche parte della giuria del premio Croce: il 29 luglio si sarebbe dovuto tenere a Pescasseroli un convegno da lui curato con Emma Giammattei e Marta Herling. Al posto di questo, si terrà invece un incontro in ricordo del grande linguista prematuramente scomparso.