Addio a Moretti, voce poetica dell’Abruzzo

10 Febbraio 2019

È morto a 70 anni il docente universitario e scrittore di San Vito Chietino che ha cantato il ritorno alle radici

Si è spenta una forte voce dell’abruzzesità, con Vito Moretti, mancato ieri mattina a Chieti. Era nato 70 anni fa a San Vito Chietino. Una voce che a questa terra ha dedicato pagine di poesia, narrativa, saggistica, in una produzione straordinariamente ricca, oltre a una vita professionale come docente universitario, a Chieti, dove ha formato generazioni di studenti, insegnando in più discipline letterarie; una voce che dell’Abruzzo si è fatta messaggera anche all’estero, nell’attività di scambi culturali che l’ha visto protagonista, su invito delle università straniere e degli Istituti italiani di cultura in Russa, Stati Uniti, Irlanda, Francia, Turchia, grazie anche alle traduzioni della sua opera in varie lingue.
Ha ricevuto premi importanti. La critica lo ha sempre seguito con attenzione, nella magmatica attività di pubblicazione, favorita da facilità e versatilità nello scrivere: sono decine i libri che, nelle discipline anzidette, recano la sua firma e di cui una sintesi, che oggi assume il sapore di un inatteso testamento letterario, era stata da lui fatta per i “primi” cinquanta anni di attività (avendo esordito nel 1968, appena quindicenne) ne “Gli anni venuti”, pubblicato un anno fa per Tabula Fati da Solfanelli. Vito Moretti è quindi un nome conosciuto in ambito italiano e internazionale.
Eppure di magico c’era in lui il costante ritorno alle radici, all’amata San Vito Chietino, con le sue alte viste sulla marina, con le sue strette stradine serpeggianti tra case le quali, dato che tutti si conoscono, “nen ze chiùdene” (per usare il titolo del suo libro di poesia dialettale prediletto).
In Vito c’era un’umile, vitale coltivazione delle proprie radici nel senso etimologico di questi aggettivi, di rigenerazione tornando alla terra natale e di aspirazione da essa di linfe vitali. Era grande nell’amore per la “piccolezza”. Ritrovava ogni terra e si sentiva internazionale nella sua San Vito. Ed era molto “abruzzese” nella caparbia, affettuosa, a volte straripante rivendicazione della sua appartenenza a questa regione.
Se c’è un interrogativo che non si spegne con lui, per noi conterranei, è proprio chiederci quale mistero ci renda così attaccati a questa terra; dove in fondo si è solo verificata la contingenza del nostro nascere e semmai allungata, poi, la vita.
Un mistero che Vito ha vissuto come un dogma su cui era inutile interrogarsi, perché se inconoscibile è la meta, anche quella ultima per cui ieri ci ha lasciato, certo è che sempre “si torna indietro/ e l’andare è dove il viaggio/ ebbe inizio, con le scarpe / consumate ai tacchi.” I funerali di Vito Moretti si svolgeranno domattina alle 10 nella chiesa parrocchiale di Sant’Anna a Chieti.
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