Addio a Pennacchi, l’operaio diventato scrittore

Nel 2010 vinse il Premio Strega con “Canale Mussolini”. Era tra i finalisti dell’ultima edizione del Flaiano
ROMA. È morto ieri, all’età di 71 anni, Antonio Pennacchi. Operaio fino a cinquant’anni, attivo politicamente fin da ragazzo prima nelle file del Msi e poi in quelle del Partito marxista-leninista italiano, Pennacchi aveva portato la sua energia e passione anche nella scrittura. Il 3 luglio era stato a Pescara perché tra i finalisti del 48° Premio Flaiano di narrativa con il suo ultimo libro “La strada del mare” edito da Mondadori. Per l’uscita del suo ultimo libro, aveva detto in un’intervista: «A 70 anni, ho perduto l’innocenza, ma anche gli entusiasmi e le speranze. Il miglior tempo mio se n’è andato. Mi restano gli anni della discesa e della riflessione. È il ciclo della vita. Le energie e gli impulsi vitali restano costanti. Cambiano gli scenari intorno, i contesti». E Pennacchi non aveva mai smesso di combattere per l’eguaglianza di tutti gli esseri umani, fondamentale in tutta la sua opera, e contro l’ingiustizia che lo faceva arrabbiare anche a 70 anni.
Nato a Latina il 26 gennaio 1950 dove è morto ieri, nella sua casa, colto da un malore, Pennacchi si era laureato in storia e filosofia durante un periodo di cassa integrazione. Aveva esordito come scrittore con “Mammut”, uscito nel 1995 cui era seguito, nello stesso anno, “Palude”. Storia d’amore, di spettri e di trapianti. Nel 2003 il romanzo autobiografico “Il fasciocomunista”. Vita scriteriata di Accio Benassi aveva ispirato il film “Mio fratello è figlio unico” diretto da Daniele Luchetti. Ma il successo era arrivato nel 2010 con “Canale Mussolini” con cui ha vinto il Premio Strega ed è entrato nella cinquina del Premio Campiello. Nel romanzo ripercorreva la storia di una famiglia contadina, i Peruzzi, sradicata dalla sua terra d’origine nella bassa padana per andare nell’agro pontino. Su questa terra, bonificata dalla malaria negli anni del fascismo, arrivano molti coloni dal nord, emiliani, veneti e friulani, insieme ai Peruzzi, capeggiati dal carismatico e coraggioso zio Pericle, fascista. E a un nuovo capitolo della saga della famiglia Peruzzi era tornato con “La strada del mare”, ma questa volta portandoci negli anni Cinquanta dell’agro pontino. Oltre al seguito di “Canale Mussolini” nel 2015, tra i suoi libri “Storia di Karel” (2013), “Camerata Neandertal. Libri, fantasmi e funerali vari (2014)”.
Carla Tiboni, presidente del Premio Flaiano, lo ricorda riportando le motivazioni della giuria che lo ha inserito tra i finalisti con il suo ultimo libro “La strada del mare”. «Tra realtà e finzione, sogno e cronaca, seguendo e raccontando lo scorrere degli avvenimenti, Antonio Pennacchi traccia i percorsi dell’anima dei suoi personaggi, e costruisce un grande romanzo corale che unisce scorrevolezza e profondità, commozione e divertimento, empatia e gusto intellettuale. “La strada del mare” è una nuova, imperdibile tappa dell’epica italiana del Novecento, quell’epica che il romanziere di Latina ha saputo raccontare come nessun altro».

