Addio ad Anselmi, violinista trascendentale

10 Luglio 2019

Il musicista aquilano aveva solo 50 anni, ammirato a livello internazionale ha suonato con le più importanti orchestre

L’AQUILA. Nato a Cavalletto, una frazione del comune di Ocre, in provincia dell’Aquila, è scomparso lunedì, a soli 50 cinquant’anni, a causa di una grave malattia, uno dei più grandi musicisti a livello internazionale: Antonio Anselmi.
Primo violino solista del complesso I Musici, di recente pubblicazione la sua settima edizione delle Quattro Stagioni Vivaldiane per Sony, lascia un vuoto incolmabile nel panorama musicale italiano. Proveniente da una famiglia di musicisti, ha studiato in America con Zinaida Gilels, terminando gli studi alla Boston University. Ospite di alcuni dei più prestigiosi festival internazionali, è stato invitato come “Guest Concert Master”da alcune delle più importanti orchestre tra cui la Chamber Orchestra of Europe. I funerali si sono tenuti ieri a Napoli, dove viveva da diversi anni insieme alla compagna.
Lascia a Pescara l’anziana mamma, nota clavicembalista e insegnante, Wanda Anselmi, che si era trasferita sulla costa dall’Aquila dopo il terremoto del 2009, a causa dei numerosi danni subiti dalla casa di famiglia. Molti gli amici, i conoscenti, gli allievi, abruzzesi che hanno voluto ricordarlo. Primo tra tutti il direttore dell’Istituzione sinfonica abruzzese, Ettore Pellegrino, che con Anselmi faceva parte dei Musici. «Antonio ha vissuto tanti anni all’Aquila, anche perché ha studiato al conservatorio cittadino prima di andare in America», racconta. «Tornava spesso perché aveva molti amici, suonava con l’Officina Musicale Aquilana e veniva in città per i concerti. Oltre ad essere un carissimo amico, era un musicista eccezionale. Abbiamo perso un grande violinista e una grande persona. Un uomo simpatico, con un senso dell’umorismo inglese, certo un artista. Sono in Francia per un concerto, stasera suonerò per lui».
Anche il primo violoncello solista dell’Orchestra di Santa Cecilia, l’abruzzese Luigi Piovano, lo ricorda con grande stima e affetto: «Andava a dormire e si svegliava col violino in mano» ricorda. «Sono tanti gli amici e gli allievi che gli devono gratitudine. È stato un talento strepitoso, eccezionale, dotato di una musicalità e di un virtuosismo trascendentali. Un talento sotto dimensionato, rispetto alle possibilità. Se fosse nato in Germania o in Russia sicuramente avrebbe segnato la storia della musica indelebilmente. Se si potesse credere alla reincarnazione, lui sarebbe stata la reincarnazione di Paganini. Era una persona molto buona, semplice, serena. Un brav’uomo. Una punta di diamante. Non era tanto capace di vendersi, ma quando prendeva il violino in mano tutti riconoscevano la sua arte. Se n’è andato in sordina, nel suo stile: ha vissuto la malattia in maniera molto privata. Faccio fatica a credere che non c’è più».
Infine, il pianista Nazzareno Carusi: «Antonio Anselmi era uno di quei musicisti che regalavano a noi, amici e colleghi, una gioia immensa e doppia: per la bellezza altissima del talento e per l’animo nobilissimo dell’uomo. Doni che non sempre il cielo fa entrambi agli artisti. Non ci vedevamo da tempo. Ma quanti ricordi, che la lontananza non ha toccato nemmeno un po’, quante risate, insieme. E quanta musica da quel primo concerto, ormai vent’anni fa, in trio con Luigi Piovano al teatro Olimpico di Vicenza. Addio, Antonio. Addio, amico caro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA