Addio al giornalista e scrittore Luca Goldoni

8 Ottobre 2023

Aveva 95 anni: arguto osservatore dei costumi italiani, è stato cronista di nera e inviato di guerra

BOLOGNA. È morto a 95 anni Luca Goldoni, giornalista e scrittore.
Fu cronista di nera e inviato di guerra, firma di testate come Corriere della Sera, QN, Il Resto del Carlino, il Giorno, la Nazione. Passò dal giornalismo alla storia, ma fu anche arguto e ironico osservatore dei costumi italiani.
Tra i premi vinti in carriera, il Libro d'oro, per aver superato i tre milioni di copie vendute con i suoi titoli, e la Palma d'Oro al Salone dell'umorismo per il libro Non ho parole.
È morto nel pomeriggio all'hospice di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, dove era stato ricoverato negli ultimi giorni per un peggioramento delle sue condizioni di salute.
Nato a Parma nel 1928, iniziò a scrivere per il quotidiano della sua città, la Gazzetta di Parma e in seguito lavorò a Bologna per il Resto del Carlino.
Tra le tante storie che raccontava della sua carriera, ci fu quella per cui nel 1968 dettò la corrispondenza da Praga, dopo l'invasione dei carri armati sovietici, in dialetto parmigiano. Lo ha raccontato lui stesso nel maggio del 2021: «La stampa di mezzo mondo affollava gli alberghi da cui si potevano trasmettere per telefono gli articoli. Mi accorsi quasi subito che appena trasmettevo frasi sgradite ai russi, cadeva la linea. Da una rapida indagine risultò che ogni centralino era presidiato da un detective sovietico poliglotta. Capiva perfettamente anche l'italiano e censurava inesorabilmente ogni testo. La soluzione me la suggerì un collega più anziano e più illustre, Egisto Corradi: “fatti passare un tuo conterraneo della redazione e dettagli in dialetto”. Ricordo nitidamente l'attacco del primo pezzo telefonato a Cesare Turrini: “In cò un blindè ha mazzè un puten” (oggi un blindato ha travolto un bambino)».
Fra i suoi libri, Lei m'insegna, È gradito l'abito scuro, Italia al guinzaglio, Il sopravvissuto (premio Fenice Europa), Il mare nell'anima, Cioè, Tranelli d'Italia e Francesco Baracca, scritto con il figlio Alessandro, anche lui giornalista, e dedicato all'aviere di Lugo.
E tra i personaggi di cui si appassionò ci fu la sua concittadina Maria Luigia, duchessa e una delle mogli di Napoleone: «Maria Luigia precorre i tempi (anche nel mal di stomaco): è una finta massaia che, assaggiato il gusto del potere, non vuole più farne a meno. Tutto il resto, sentimenti, amori, tradimenti, sono soltanto tumultuoso contorno», scrisse Goldoni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.