Addio al regista Fiore Donati, anima di “Blob”

Il cineasta era di Teramo, figlio del partigiano aquilano Adelchi. L’esordio con Anna Bonaiuto e Ghezzi
TERAMO. È morto la notte scorsa a Roma all’età di 76 anni il regista cinematografico, sceneggiatore e direttore della fotografia teramano Gianfranco Fiore Donati. Aveva diretto nel 1985 il lungometraggio “Blu cobalto”, interpretato dall’attrice Anna Bonaiuto, alla quale era stato legato da una relazione.
Inoltre aveva firmato nel 2003 il film collettivo “Firenze, il nostro domani”, documentario sul Social Forum europeo del 2002 co-diretto insieme a Franco Angeli, Franco Bernini, Francesca Comencini, Nicolò Ferrari, Franco Giraldi, Francesco Maselli, Mario Monicelli, Gillo Pontecorvo e Fulvio Wetzl. Due anni prima il cineasta abruzzese aveva partecipato alla regia del film collettivo “Un altro mondo è possibile”, documentario sulle giornate della preparazione e della contestazione al G8 di Genova del 2001. Era stato inoltre direttore della fotografia nel film di Francesca Comencini “Carlo Giuliani, ragazzo” (2002) e sceneggiatore della pellicola “Aquero” (1994) di Elisabetta Valgiusti. Ma Gianfranco Fiore Donati è stato soprattutto e a lungo uno dei curatori di “Blob, di tutto di più”, il rivoluzionario programma di Rai3 ideato nel 1989 dal dirigente della rete Angelo Guglielmi e dai critici cinematografici Enrico Ghezzi e Marco Giusti.
Il regista teramano faceva parte della squadra che quotidianamente ideava e realizzava “Blob”, che ieri sera gli ha dedicato un affettuoso saluto mandando in onda il servizio fatto in occasione dell’uscita di “Blu cobalto” con frammento di intervista a lui. Ghezzi, suo caro amico, aveva partecipato a “Blu cobalto”, nella parte di un medico, insieme ad Anna Bonaiuto (Anna), Enea Cesari, Flavio Bonacci, Susanna Javicoli. Il film autobiografico, girato al Malpighi di Bologna, rifletteva sulla malattia: una corsia d’ospedale, un oncologo e vari pazienti, uniti da un destino comune, tra discorsi sulla vita e sulla morte; un vecchio contadino, creduto pazzo dalla famiglia, dispensa saggezza agli altri, un’attrice (Bonaiuto) approfitta del ricovero per chiarirsi a se stessa, un giovane sanitario (Ghezzi) vive con schizofrenia la doppia condizione di medico e malato. Il film fu presentato alla Mostra del Cinema nella sezione Venezia De Sica. Al cinema Fiore Donati era arrivato dopo una brillante carriera nella pubblicità, come copywriter e poi direttore creativo. La notizia della sua morte è stata data dalla sezione teramana dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), con le condoglianze alla famiglia e alla sorella Sofia: la nota diffusa dal direttivo ricorda che il regista era figlio di uno dei protagonisti della Resistenza teramana, Adelchi Fiore Donati, di origine aquilana. La figura di Gianfranco Fiore Donati è ricordata anche dall’associazione culturale Teramo Nostra, che nel 2008 lo premiò con una targa speciale nella 13ª edizione del Premio internazionale per la fotografia cinematografica Gianni Di Venanzo. «Ha dato lustro a Teramo, a cui era molto legato e dove aveva amici e parenti» ha detto al Centro il presidente di Teramo Nostra Piero Chiarini «Era una persona molto riservata e un cineasta di talento. Un amico del Premio, a noi organizzatori ha dato molti utili consigli». (afu)