Addio alla Panaro diva dell’Italia povera ma bella

3 Maggio 2019

ROMA. È un'Italia in bianco e nero, che profuma di campagna e di sogni ingenui, in cui la tv si accende solo nei bar del paese e al cinema ci si affolla per sognare ad occhi aperti, quella che oggi...

ROMA. È un'Italia in bianco e nero, che profuma di campagna e di sogni ingenui, in cui la tv si accende solo nei bar del paese e al cinema ci si affolla per sognare ad occhi aperti, quella che oggi si associa al ricordo di Alessandra Panaro, scomparsa, mercoledì scorso, a Ginevra, cornice quieta e agiata per una vecchiaia trascorsa lontano dai riflettori che pure, dalla metà degli anni '50, ne avevano fatta una star.
Nata a Roma il 14 dicembre del 1939, finisce quasi per caso sotto gli occhi di due impareggiabili maestri che la notano per qualche scatto apparso sui rotocalchi e qualche particina minore: da un lato Dino Risi che arruola sia lei che Lorella De Luca per una commedia senza pretese, girata nell'estate romana («Poveri ma belli» del 1956); dall'altro Mario Riva che assolda le due ragazze appena due anni dopo come vallette al «Musichiere» e le presenta al pubblico come le «cognatine». Attraversa gli anni '60 con sicurezza e molti ruoli all'attivo, ma abbandona le scene per sposare il banchiere Jean-Pierre Sabet e alla sua morte si unisce a un grande del teatro italiano come Giancarlo Sbragia di cui è rimasta vedova nel 1994.
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