Addio allo storico francese Marc Fumaroli

26 Giugno 2020

PARIGI. Addio a Marc Fumaroli. Il grande storico, critico letterario e saggista francese è morto, a Parigi, all'età di 88 anni. Accademico di fama internazionale e specialista, tra l'altro, degli...

PARIGI. Addio a Marc Fumaroli. Il grande storico, critico letterario e saggista francese è morto, a Parigi, all'età di 88 anni. Accademico di fama internazionale e specialista, tra l'altro, degli autori classici francesi, il cosiddetto Grand Siècle, nacque a Marsiglia, il 10 giugno 1932, da una famiglia di origini corse. Oltre che in Francia, l'intellettuale pluripremiato ai quattro ha insegnato e dato conferenze in tante università straniere, in particolare, negli Stati Uniti (Columbia, Johns Hopkins, Harvard, Princeton) ma anche in Gran Bretagna e in Italia, Paese a cui era legatissimo e che considerava la sua «seconda patria».
Specialista di grandi autori come Montaigne, Corneille, La Fontaine, o Balzac (Un giorno disse di aver letto almeno due volte l'integralità de “La Comédie Humaine”), lo storico ha sempre auspicato una forma di ritorno alla saggezza degli antichi, alla fede, ai classici, alle discipline retoriche, all'intelligenza del passato. Per lui, era inoltre fondamentale tenere lontana la scuola dall'attualità. Era da tempo malato di cancro, al punto che prima di morire stava per perdere la vista. Piuttosto incline al pessimismo, tra i suoi più cari amici c'era lo scrittore Jean D'Ormesson. Fu lo stesso Fumaroli a scrivere la prefazione delle Opere di d'Ormesson, uscite per La Pléiade. Quanto a Fumaroli è stato, tra l'altro, titolare della cattedra di Retorica e società in Europa fra il XVI e il XVII secolo al Collège de France. Nel 1991, il suo pamphlet “Lo Stato culturale: una religione moderna” fece scalpore: «Hanno voluto democratizzare la cultura. Il risultato è che oggi ci sono tantissimi musei, ma dove sono i pittori? Ci sono tanti edifici, ma dove sono i capolavori? La parola “cultura” è divenuta il nome di una religione di Statò», scriveva in quelle pagine al vetriolo. Strenuo difensore dell'insegnamento del latino e del greco, lo studioso si mostrava perplesso anche rispetto alle nuove tecnologie e la «tendenza a rinchiudersi nell'attualità e l'immediatezza». Un fenomeno - avvertiva intervistato da Télérama nel 2015 - che «fornisce alla società gli strumenti per divenire totalitaria».
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