Addio Anna Karina, musa della Nouvelle Vague

16 Dicembre 2019

L’attrice danese è morta a 79 anni. La lunga relazione sentimentale e artistica con Jean-Luc Godard

PARIGI. L'attrice francese Anna Karina, conosciuta soprattutto per i suoi ruoli nei film di Jean-Luc Godard, è morta, l’altro ieri, a Parigi per un cancro all'età di 79 anni. «Anna è partita ieri (sabato per chi legge, ndr) in un ospedale di Parigi a causa di un cancro, era un'artista libera, unica», ha detto il suo agente, Laurent Balandras, citato dal quotidiano francese Le Figaro. «Oggi il cinema francese è rimasto orfano. Perde una delle sue leggende», ha twittato il ministro francese della Cultura, Franck Riester. «Il suo sguardo», ha aggiunto il ministro, «era lo sguardo della Nouvelle Vague. Resterà per sempre».
Di origine danese, Anna Karina aveva girato sette film con Godard, a quel tempo suo compagno, negli anni Sessanta. Ha avuto anche una carriera da cantante, specie al fianco di Serge Gainsbourg. Alla fine degli anni Sessanta il giornale Paris Match l'aveva battezzata come «la fidanzata della Nouvelle Vague».
Anna Karina raggiunse il successo grazie al sodalizio professionale e sentimentale con Jean Luc-Godard con il quale è stata sposata dal 1961 al 1968. Negli anni Sessanta l'attrice ha preso parte a sette film del regista diventandone fonte di ispirazione. Da "Le petit soldat" del 1960 a "La donna è donna" nel 1961, "Questa è la mia vita" nel 1962, "Band à part" nel 1964, "Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville" e "Il bandito delle undici" entrambi nel 1965, fino a "Una storia americana" nel 1966. Nel 1967 interpretò Marie Cardona nel film "Lo Straniero" di Luchino Visconti con il divo italiano del cinema Marcello Mastroianni e divenne musa di molti altri registi dell'epoca. Al Festival di Berlino del 1961 venne premiata come miglior attrice per l'interpretazione di Angela nel film "La donna è donna", ma l'interpretazione considerata una delle sue migliori è in "Suzanne Simonin, la religiosa" di Jacques Rivette.
Nella seconda metà degli anni Settanta recitò per giovani registi che si richiamavano alla Nouvelle Vague, come Benoit Jacquot per il suo primo film “L'assassin musicien” (1976) e Rainer W. Fassbinder per “Roulette cinese” (1976). Nel frattempo ha continuato a recitare saltuariamente in film, tra i quali “L'opera al nero” (1988) di André Delvaux. L'ultima apparizione è stata nel thriller “The truth about Charlie” (2002) di Jonathan Demme, non a caso ricco di riferimenti alla Nouvelle Vague.
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