Addio Bauman, il filosofo della società liquida

10 Gennaio 2017

Lo studioso polacco è morto a 91 anni. «Senza i migranti l’Europa non potrebbe sopravvivere»

LONDRA. È morto, ieri, a Leeds in Inghilterra, all’età di 91 anni, il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman.

Nei suoi studi aveva paragonato la modernità e la postmodernità agli stati solido e liquido della società. Nato da genitori ebrei a Poznan il 19 novembre del 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939, all’inizio della seconda guerra mondiale. Successivamente si arruolò in una unità militare sovietica. Dopo la guerra, iniziò a studiare sociologia all’università di Varsavia. Dal 1971 al 1990 è stato professore all’università di Leeds. Sul finire degli anni Ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi sulla connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l’Olocausto. Bauman ha focalizzato le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità. Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, e le questioni etiche relative. Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida.

Il filosofo polacco vedeva nero nel futuro dell’Europa, soprattutto per l’impatto che le migrazioni dall’Africa e dall’Asia possono avere sul vecchio continente. «Le economie europee», ha detto, «hanno bisogno d’immigrati, perché senza di loro non potremmo vivere. Se nel Regno Unito gli irregolari venissero identificati e deportati, la maggior parte degli ospedali e degli alberghi collasserebbe, e credo che si possa dire lo stesso per l’economia italiana».

In anni recenti, il filosofo aveva ricordato che «per alcuni demografi la popolazione dell’Unione europea diminuirà da 400 milioni di persone a 240 nei prossimi cinquant’anni: un numero troppo basso per mantenere i nostri standard di vita, il nostro benessere».

«In base ad alcuni calcoli», secondo Zygmunt Bauman, «nei prossimi 20 o 30 anni sarà necessario accogliere in Europa circa 30 milioni di migranti».

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