Addio Mambor protagonista dell’arte visiva
ROMA. «Mai note burrose». Renato Mambor, scomparso ieri notte all'età di 78 anni, tra gli artisti più rappresentativi dell'arte italiana dal dopoguerra a oggi,compagno di strada di Schifano e...
ROMA. «Mai note burrose». Renato Mambor, scomparso ieri notte all'età di 78 anni, tra gli artisti più rappresentativi dell'arte italiana dal dopoguerra a oggi,compagno di strada di Schifano e Kounellis, aveva fatto suo questo incitamento (era stato anche il titolo di una sua mostra all'Auditorium nel 2009) di Miles Davis a un altro grande musicista, Herbie Hancock, per invitarlo a una continua invenzione, a una sfida perenne. I suoi oltre cinquant'anni di produzione artistica sono stati tutti vissuti nel segno della ricerca e della sperimentazione, pioniere del concettuale sin dai primi lavori e precorrendo i tempi in un costante sconfinamento dalla pittura in altri linguaggi quali la fotografia, il cinema, la performance, le installazioni, il teatro. Nato a Roma il 6 dicembre 1936, Mambor esordisce con l'invenzione di un'immagine figurale fredda e spersonalizzata attraverso l'uso di sagome statistiche, segnali stradali, ricalchi fotografici. Le sagome piatte bidimensionali escludono i tratti somatici, ogni segno di profondità o di calligrafia. Tra il 1960 e il ’65 espone a Roma e Napoli. Quindi, insieme a Ceroli e Tacchi, si trasferisce in America per vivere da vicino l'esplosione della Pop Art. Sviluppa poi la tematica delle opere “aperte”, al fine di stimolare la partecipazione attiva del pubblico. Tra il ’68 e il ’70 estende il suo interesse alla fotografia e all'happening, per la dimensione teatrale e attoriale, partecipando a seminari di Fersen con Paola Pitagora (alla quale è stato legato sentimentalmente) e ricoprendo ruoli in alcuni film. Nel 1987 Mambor torna alla pittura.