Addio Olivia de Havilland ultima diva di Hollywood

La dolce Melania di “Via col Vento” aveva 104 anni e viveva a Parigi dal 1955 Vinse due premi Oscar, celebre la rivalità con la sorella Joan Fontaine
Melania è l’antagonista di Rossella: conturbante e capricciosa bellezza del Sud la O'Hara, dolce e pudibonda moglie del mite Ashley miss Wilkes, «così buona e onesta da non riuscire a concepire cattiveria e disonestà nelle persone a cui vuol bene», sarà l’epitaffio dell’amareggiato Rhett Buttler. Olivia de Havilland vestì quel ruolo alla perfezione e con Via col vento conquistò il mondo, insediandosi nell’immaginario collettivo di tante generazioni.
L’ultima delle grandi dive dell’epoca d’oro di Hollywood e ultima sopravvissuta del cast principale del film della saga ideata da Margaret Mitchell e adattata in uno dei primi film in Technicolor, è morta nel sonno nella sua casa parigina. Era nata il 1° luglio 1916 a Tokyo e aveva da poco compiuto 104 anni.
Dame Olivia viveva dal 1955 a Parigi, in un appartamento vicino al Bois de Boulogne. L’attrice, il cui debutto risale al 1935 in Sogno di una notte di Mezza Estate di Max Reinhardt e William Dieterle, al contrario del personaggio della dolce (ma forte) Melania, è sempre stata una «tosta» e l’avanzare degli anni non le aveva tolto il gusto per le battaglie anche nelle aule dei tribunali. Solo due anni fa Olivia aveva portato davanti al giudice Feud: Bette and Joan, un docudramma del canale FX, sostenendo che il suo personaggio era stato inserito nel copione senza permesso, travisando per di più i suoi rapporti con le protagoniste, Bette Davis e Joan Crawford, e con la sorella Joan Fontaine.
Olivia de Havilland era diventata famosa negli anni Trenta al fianco di Errol Flynn in una serie di film di «cappa e spada» come Captain Blood e Le Avventure di Robin Hood: ruoli di damigella in pericolo salvata dall'eroe di turno. Se l’Oscar per Via col Vento le era sfuggito (andò invece a Hattie McDaniel, la nera “Mamie”), la diva conquistò comunque due Academy Awards: il primo nel 1946 per A ciascuno il suo destino, di Mitchell Leisen, nella parte di una madre che cerca di riconquistare il figlio dato in adozione. Il secondo per L’Ereditiera, di William Wyler (1949) più che convincente nel ruolo di una timida ereditiera corteggiata da un profittatore, interpretato da un giovane Montgomery Clift.
Figlia di Walter Augustus de Havilland, avvocato inglese con studio a Tokyo, e Lilian Augusta Ruse, attrice nota col nome d’arte di Lilian Fontaine, Olivia era la sorella maggiore (di 15 mesi) di Joan Fontaine. Quella fra Joan e Olivia è stata una delle rivalità più celebri e chiacchierate di Hollywood. La de Havilland e la Fontaine ebbero sin dall’infanzia e per tutta la vita rapporti molto difficili e un acceso antagonismo: entrambe scelsero la strada della recitazione, e la popolarità che rapidamente ottennerò nel cinema aumentò la competizione fra loro. Nel 1942 Joan la spuntò sulla sorella maggiore nella conquista dell’Oscar alla migliore attrice protagonista, al quale in quell’anno erano entrambe candidate (Fontaine per Il sospetto di Alfred Hitchcock e de Havilland per La porta d’oro di Mitchell Leisen). Questo evento inasprì ulteriormente i già complicati rapporti fra le due e gli anni seguenti furono segnati da dispetti reciproci, equivoci, litigi e riavvicinamenti. La rottura definitiva nel 1975, in seguito ad una serie di malintesi conseguenti alla morte della madre; dopo quell'evento le due non si parleranno più per il resto della loro vita. Ma alla morte di Joan Fontaine il 15 dicembre del 2013, all’età di 96 anni, de Havilland si dichiarò «sconvolta e profondamente addolorata».
Naturalizzata cittadina degli Stati Uniti dal 1941, negli anni successivi a Via col vento l’attrice lottò per ottenere ruoli all'altezza del suo temperamento drammatico: durante gli anni Quaranta ebbe plausi da pubblico e critica per le sue interpretazioni in pellicole come A ciascuno il suo destino dunque, e Lo specchio scuro (1946) di Robert Siodmak, La fossa dei serpenti (1948) di Anatole Litvak e L’ereditiera (1949). Seguirono film di buon successo e nei quali si impose per la sua incisiva ed elegante presenza, quali Mia cugina Rachele (1952) di Henry Koster, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer e L’orgoglioso ribelle (1958) di Michael Curtiz.
In varie occasioni recitò accanto a Bette Davis: nei film Avventura a mezzanotte (’37) di Archie L. Mayo, Il conte di Essex (’39) di Michael Curtiz, In questa nostra vita (’42) di John Huston e, parecchi anni più tardi, nel thriller gotico/grottesco Piano... piano, dolce Carlotta (’64) di Robert Aldrich, dove, sembra su suggerimento della stessa Davis, sostituì Joan Crawford datasi per malata, e che fu il suo ultimo film di una certa risonanza. Dopo La papessa Giovanna (1971) di Michael Anderson, dove interpretò un personaggio di rilievo accanto a Liv Ullmann, l’attrice, non più impiegata in ruoli da protagonista, diradò molto le sue apparizioni cinematografiche e televisive. In Airport '77 (1977) di Jerry Jameson, film di genere catastrofico, si ritrovò a recitare con Joseph Cotten, suo partner nel film di Aldrich del ’64. Si ritirò definitivamente dalle scene cinematografiche nel 1979, mentre la sua ultima partecipazione in un film televisivo risale al 1988.
Dopo alcuni flirt con Howard Hughes, James Stewart e John Huston, nel 1946 de Havilland sposò lo scrittore Marcus Goodrich, da cui divorziò nel 1953. Dal matrimonio nacque nel 1949 Benjamin, che divenne matematico e morì nel 1991, affetto dal morbo di Hodgkin. Si trasferì a Parigi per allontanarsi da una Hollywood che non l’amava molto, e si risposò nel 1955 con Pierre Galante, giornalista francese di Paris Match, da cui nel 1956 ebbe la figlia Gisèle, divenuta giornalista. Dopo il divorzio nel ’79, i due mantennero ottimi rapporti tanto che l'attrice si prese cura dell'ex marito quando s’ammalò di cancro.
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