«Adelaide nasce dall’amore per Chieti»

Protagonista una donna della famiglia Mayo «che visse nell’800 con la mentalità di oggi»
CHIETI. «Adelaide era una donna in anticipo sui tempi, autonoma, spregiudicata, ribelle alle convenzioni. Non si è mai sposata. Mi ha colpito la sua indipendenza di donna forte, che non ha bisogno di stare al fianco di un uomo». Figura realmente esistita nell’Ottocento nella nobile famiglia chietina dei conti de’ Mayo, Adelaide è la protagonista dell’omonimo romanzo storico e sentimentale pubblicato dall’autrice abruzzese Antonella Ferrari per i tipi di Castelvecchi Editore (112 pagine, €13.50), disponibile in libreria e sui principali digital stores, da Amazon a Ibs.
I sentimenti e gli intrecci amorosi, alcuni inconcepibili se non proibiti per l’epoca, prendono il sopravvento sui fatti storici che fanno da sfondo alla vicenda ambientata nella provincia abruzzese di due secoli fa. Nelle pagine del romanzo “Adelaide”, che assicura due ore di piacevole lettura, la protagonista è una figura cardine della nobile famiglia Mayo, amministratrice dei beni familiari. Vive nell’Ottocento con la mentalità di una donna di oggi. Libera nel pensiero e nell’azione, aderisce con fratelli e amici alla Carboneria e alla lotta politica. Nubile per scelta, vive godendo dei privilegi offerti dalla sua posizione sociale. “Adelaide” è il terzo libro di Ferrari, laureata in giurisprudenza, già docente a contratto nell’università “d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dopo l’autobiografico “Nessun dolore” (2011) e “Un amore di città” (2018). Il primo è l’elaborazione di un lutto, la morte della propria madre; il secondo, racconta l’autrice al Centro «è la descrizione di una città con i suoi abitanti pieni di vizi, ma con un messaggio positivo di redenzione».
Com’è nato “Adelaide”? Dall’amore per la mia città. Abito a Francavilla al Mare, ma sono nata a Chieti e lì ho vissuto trent’anni. A Chieti c’erano sei-sette famiglie nobili, intrecciate tra loro. Il seicentesco palazzo in cui hanno abitato i conti de' Mayo nell’Ottocento troneggia sul corso Marrucino ed è uno dei maggiori edifici storici della città. L’ultima discendente ha venduto il palazzo negli anni Settanta del Novecento alla Cassa di Risparmio. Tuttora si rincorrono storie e racconti legati alla famiglia Mayo. Sono stata incuriosita in particolare dalla storia di Giuseppe Mazzara, avvocato e proprietario terriero napoletano tra i protagonisti della Carboneria nella sua città. Fu mandato in soggiorno obbligato a Chieti, dove sposò la sorella minore di Adelaide, Giacinta, dalla quale ebbe due figli. Mazzara aveva mantenuto i contatti con i carbonari napoletani, però non compare nelle carte sulla carboneria a Chieti, dove i protagonisti furono altri, né ha lasciato altre tracce negli archivi. Ma spulciando tra le carte, nel ricostruire l’albero genealogico della famiglia Mayo, mi sono imbattuta in Adelaide. A quel punto la storia si è sviluppata da sé, con le vicende amorose che hanno preso il sopravvento sui fatti storici.
Cosa l’ha incuriosita di lei? Di Adelaide, che nasce nel 1809 e muore nel 1886, prima dei sei figli di Filoteo, fratello di quel Levino che nel 1825 acquistò il palazzo, mi ha colpito l’indipendenza di donna forte. Grazie anche all’eredità ricevuta dalla zia Concetta Ravizza godette di un’autonomia economica rara per le donne del suo tempo. Inoltre era l’amministratrice dei beni di famiglia, nonostante non avesse studiato, come del resto le donne dell’epoca che non avevano accesso all’università. Non si è mai sposata, ma nel libro le attribuisco degli amori, la faccio vivere.
Su quali fonti si è documentata?
Ho fatto ricerche nell’Archivio di Stato e a palazzo de’ Mayo, dove tra le altre fonti ho consultato un libro su questa nobile famiglia. Quando ho iniziato a scrivere “Adelaide” pensavo a un romanzo sulle vicende della Carboneria e dei suoi affiliati. Tuttavia, man mano che mi documentavo sul periodo, ho iniziato a fantasticare storie d’amore tra i vari personaggi lasciando in secondo piano le vicende storiche.
Oltre a personaggi reali come Adelaide e i suoi familiari ci sono figure di fantasia?
Ho inventato storie dove non c’erano testimonianze. Ci sono diversi personaggi di fantasia, che ho inventato costruendo delle trame sentimentali, degli amori trasversali e proibiti. Mi piaceva l’idea di rendere “umani”, con tutte le loro debolezze, questi nobili riveriti come divinità. Ne è venuto fuori un libro d’amore, mi sono lasciata condurre dalle sensazioni che hanno vinto sulla narrazione storica.
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