Al Florian lo spettatore diventa protagonista

30 Aprile 2022

Giornata con il Teatro del Lemming: racconti dal palcoscenico e immersione nel mito con Ovidio e le “Metamorfosi”

PESCARA. Lo spettatore – il suo sentire, il suo ruolo, la sua forza all’interno di una rappresentazione – al centro della full immersion che la rassegna “Four generations – quattro generazioni di teatro di ricerca” del Florian Espace di Pescara propone nella giornata di oggi nello spazio off di via Valle Roveto.
Protagonista il Teatro del Lemming di Rovigo, che dall’inizio del suo percorso negli anni ’90 – fondata da Massimo Munaro e da Martino Ferrari – pone come perno della sua ricerca il rapporto con lo spettatore, con spettacoli per poche persone alla volta e con una relazione molto forte con gli interpreti. Nel menù la presentazione di un libro e uno spettacolo.
Si parte alle 18.30 con la presentazione del libro “La Tetralogia del Lemming. Il mito e lo spettatore” di Massimo Munaro (Il Ponte del Sale, Rovigo, 2021), in diretta streaming con gli autori. Il saggio raccoglie i testi e le testimonianze di quattro storici lavori del Teatro del Lemming: Edipo, Dioniso e Penteo, Amore e Psiche, Odisseo, più le due posfazioni alla Tetralogia, A Colono e L’Odissea dei Bambini. Il racconto – anche attraverso le posizioni articolate della critica, le lettere di tanti spettatori e i diari di lavoro degli autori – disegna un’avventura teatrale e umana fra le più singolari degli ultimi decenni. Al centro di questi lavori c’è la potenza sempre attuale del mito e c’è lo spettatore che, nel suo diretto coinvolgimento sensoriale, assume qui, per la prima volta anche in senso drammaturgico, il ruolo di protagonista. Si prosegue nella serata (numero limitato di spettatori in 4 turni secondo il seguente orario: 19.30, 20.15, 21, 21.45) con lo spettacolo “Metamorfosi - di forme mutate”, musiche, drammaturgia e regia di Massimo Munaro con Alessio Papa, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Katia Raguso, Marina Carluccio.
Liberamente ispirato alle “Metamorfosi” di Ovidio, lo spettacolo propone per ogni partecipante un’immersione intima e personale nello spazio del rito, del mito e del ricordo. Il lavoro prdelinea anche una possibile via d’accesso a un altro livello di realtà, dove si è posti all’incrocio fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.
È come se si precipitasse nel labirinto di una memoria a un tempo personale e archetipica. La distanza attore-spettatore mima qui quella distanza irricomponibile che ci separa da ciò che è stato e che non tornerà più. La materia si disfa, si decompone, si mescola. Tutto cambia e si trasforma. Le Metamorfosi cantate dal poeta sulmonese si specchiano, così, nelle tante metamorfosi attraversate da ciascuno di noi, in un continuo movimento fra morti e rinascite. Il tentatavo è quello di «costruire uno spazio rituale e misterico», si legge nelle note di regia,«nel quale opporre al fragore dei media il silenzio di un incontro, il fuoco di un’esperienza condivisa. Un incontro fra umani».