Al lago della Duchessa ghiacciato e colorato

Ciaspole e ramponi al seguito si va su per la Val di Fua
Le stagioni colorano le nostre montagne e d’inverno, con la neve, il paesaggio diviene misterioso, lasciando immaginare sotto la coltre bianca il mondo che rivedremo a primavera. Così oggi torniamo sui monti della Duchessa a scoprire un lago di ghiaccio sorprendentemente grande e colorato. Saliamo per un percorso nuovo, ad anello, con ciaspole e ramponi al seguito. Si parte.
All’uscita valle del Salto della A24, prendiamo in direzione sud e dopo poco imbocchiamo la stradina asfaltata che porta al borgo di Cartore. Si parcheggia l’auto, si fa rifornimento di acqua dal fontanile e si va su per la Val di Fua (sentiero 2B) che generalmente, fino a quote relativamente alte, non è innevata. Un po’ di attenzione occorre quando intorno ai 1.500m si incontra un tratto con catena a cui è necessario tenersi per non scivolare su una roccia levigata. I massi della parte bassa della valle sono ricoperti di muschio il cui verde è accecante e morbido, mentre il bosco veste i colori invernali. Più in alto si entra nella faggeta e si sbuca in un altopiano tipicamente appenninico con rifugi e stazzi: le Caparnie (1.718m). Da qui al lago il cammino si fa veloce perché se ne sente l’odore freddo di ghiaccio e neve; spesso da questo punto in poi occorrono le racchette da neve.
Ed ecco, dopo l’ultimo dosso, il lago. Ghiacciato e colorato, incastonato alla perfezione tra la neve bianchissima, come nelle favole più belle di principesse e regine e per una volta anche di una Duchessa. Intorno le vette bianche si riflettono nel ghiaccio e prendono colori differenti sulle diverse sponde del lago. In mezzo all’acqua ghiacciata fanno capolino i massi più grandi disegnando, su quella tavolozza di colori, immagini indimenticabili. L’escursione continua aggirando il lago sulla sinistra per poi imboccare la larga valle in direzione sud-est. Il sentiero (1A) sfiora la selletta di Solagne costeggiando la parete ovest della vena stellante: stiamo camminando al confine tra Lazio e Abruzzo saltellando da una parte all’altra così come i cerbiatti che ci accompagnano guardinghi.
Si sale fino all’altezza di 1.900 metri circa e poi si ridiscende all’incisione rocciosa del cosiddetto Malopasso: qui potrebbero servire i ramponi per la neve spesso ghiacciata. Da quella particolare incisione ci si affaccia su uno dei panorami più belli dell’Appennino: la dolce e boscosa Val di Teve che si allarga sulla Valle del Bicchero immensa e ricca di elevazioni emozionanti. Il bianco della neve mette in evidenza tutti i dossi, copre i circhi glaciali, accarezza i valichi e rende i massi morbidi cuscini. Si scende (sentiero 2A ) con attenzione avendo davanti il Velino la cui la vetta è ora nascosta, invece l’altopiano del Sevice sembra vicinissimo e il suo ghiaccio brilla al sole. Raggiunto Capo di Teve (1.618m) ci fermiamo dentro l’immensità di questa parte del massiccio del Velino e ce la rimiriamo ancora prima di percorrere i 4 km di carrareccia della val di Teve: dopo circa 6 ore dalla partenza saremo di nuovo sui prati verdi di Cartore a sognare le fioriture primaverili delle Duchessa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
