AL LIDO TUTTI PAZZI PER IL BEL TIMOTHEE

3 Settembre 2022

Folla in delirio per il protagonista del film di Luca Guadagnino

VENEZIA. Panico da star nella terza giornata di Venezia 79: al Lido c'è Timothee Chalamet protagonista di Bones and all di Luca Guadagnino, primo dei cinque registi italiani a scendere in gara per il Leone d'oro. Per il giovane talento americano osannato dal pubblico dei ragazzi hanno bivaccato fin dalle ore della mattina davanti al tappeto rosso, dove intorno alle 19 è apparso il divo 26enne ormai affezionato della Mostra del cinema, dove già lo scorso anno fece una trionfale passerella per Dune. L'attore amato dalla Generazione Z anche per i look non omologati, si è presentato come Damiano dei Maneskin, irresistibilmente sexy e gender fluid, come ormai è d’obbligo. Capelli lunghi e ricci, schiena nuda, tuta rossa aderente e stivaletti texani, Chalamet è una pop star. Accanto a lui la giovane coprotagonista di Bones and all Taylor Russell in verde, mentre Guadagnino sfoggiava una camicia a tema, macchiata di sangue come nel suo film in corsa per il Leone d'oro. Ma Chalamet sembra divertirsi molto meno quando, sapendo di rappresentare la voce dei giovani, deve parlare dei social media. «Essere giovani oggi non è affatto facile, sei perennemente sotto il giudizio delle persone sui social» ha detto. Guadagnino è «quasi un padre per me», dopo Chiamami col tuo nome che gli è valso una candidatura all'Oscar. «Il crollo della società è nell'aria», aggiunge pessimista Timothee, «e questo film getta luce anche su questo». Chalamet è Lee, anima spezzata in fuga dalla famiglia e da se stesso. Continuamente giudicato, si sente una cattiva persona, consapevole di non riuscire a impedirsi di mangiare con voracità altri esseri umani e per quello si nasconde. Quando incontra Maren (Taylor Russell), 18enne in fuga per lo stesso motivo, abbandonata dal padre e in cerca della madre che non ha mai conosciuto e che le ha trasmesso il cannibalismo, «provano la possibilità di vivere l'impossibile», spiega Guadagnino. «Una storia d'amore straziante, tragica, fortissima», dice la star americana. Tutto girato nei grandi spazi del Midwest, basato sul romanzo omonimo di Camille DeAngelis, in sala dal 23 novembre, il film è una sorta di odissea on the road sui reietti e «sul sogno di trovare un luogo», ha detto il regista, «in cui sentirsi a casa. Maren e Lee vivono situazionI estreme, ma le domande che si pongono sono universali: chi sono, cosa voglio? Volevo che le persone amassero questi personaggi, li comprendessero e non li giudicassero».
In concorso è passato anche Athena di Romain Gavras, dal 23 settembre su Netflix, una sorta di tragedia greca moderna in cui il regista figlio d'arte mette in scena la rivolta in una banlieu parigina scatenata dall'omicidio di un ragazzino magrebino. È accusata la polizia, va ferro e fuoco la zona ma la realtà non è come sembra.
Protagonista di giornata anche Isabelle Huppert che per La syndacaliste di Jean Paul Salomè, a Orizzonti, è diventata bionda, trasformandosi nella gemella della vera protagonista della storia, la sindacalista Maureen Kearney, una Erin Brockovich capace di sfidare Areva, all'epoca gigante del nucleare francese che stava per essere assorbito da un partner cinese. Provò a salvare migliaia di operai, ma fu trovata legata a una sedia, con la lettera A incisa sulla pancia e il manico di un coltello nella vagina. Violentata, denunciò alla polizia, ma da vittima divenne sospettata, condannata a due anni: vinse nel 2018 in appello. Una storia clamorosa finita nel dimenticatoio. «Il suo coraggio, la reazione forte e di grande dignità rispetto a quello che stava succedendo sono sembrate quasi sfacciate per una donna», ha detto Isabelle Huppert.
In serata, il Padre Pio di Abel Ferrara alle Giornate degli autori, mentre alla Settimana della critica è passato l'italiano Margini di Niccolò Falsetti.