All’Immediato va in scena l’abisso dell’uomo

Sei repliche a Pescara per “Il mio nome è Gordon Pym”, capolavoro di Poe nella rilettura di Melchiorre, con Oliva e Budini
PESCARA. Cade su uno degli autori più rivoluzionari della Letteratura, Edgar Allan Poe, e sulla sua opera più misteriosa e affascinante, “Le avventure di Gordon Pym”, la scelta della compagnia Teatro Immediato di Pescara diretta da Edoardo Oliva: al capolavoro dell’autore di “I delitti della Rue Morgue” è ispirato il testo di Roberto Melchiorre, “Il mio nome è Gordon Pym” che con Edoardo Oliva ed Ezio Budini, per la regia di Edoardo Oliva andrà in scena allo Spazio nell’Immediato “Enzo Spirito” di via Nenni, 5, venerdì 5 e sabato 6 maggio alle 21, il 7 alle 19, e poi il 12 e 13 alle 21 e il 14 ore 19.
«Non sono pochi i grandi scrittori che tra Otto e Novecento hanno indagato il fondo dell’animo umano, soprattutto là dove risiede la sua parte più oscura, crudele, dannata», osserva lo scrittore e drammaturgo pescarese. «Basti pensare a Dostoevskij, Stevenson, Conrad… Tuttavia, l’autore che sì è spinto con maggiore accanimento alla ricerca di quella regione remota capace di partorire all’improvviso l’orrore, è l’Edgar Allan Poe di Gordon Pym. E in tempi come quelli che viviamo, con l’uomo che mostra di essere ancora quello “della pietra e della fionda”, la ricerca di Poe appare non solo di straordinaria attualità, ma addirittura necessaria. Per questo, volendo intraprendere un cammino verso dove ha inizio la notte dell’umano, ho scelto di ispirarmi proprio a Gordon Pym; raccogliendo però, dal racconto, più che i fatti le suggestioni, le atmosfere, le voci, grazie anche a un testo che abbandona la prosa per seguire le forme, il ritmo e la musicalità della poesia». Così Oliva ha realizzato un allestimento che, anche grazie alla scenografia di Francesco Vitelli, segue, accompagna, guida e dà corpo ai versi del testo. L’orrore ha il movimento del mare: implacabile, calmo, maestoso, tumultuoso, glaciale. Il suo flusso è inarrestabile e ciclico: onde, maree, correnti nel loro inesorabile andare e venire. Un viaggio all’inferno di andata e ritorno. Gordon Pym oscilla e bascula nella sua doppia anima, cullato e scosso al contempo, sinuoso tra le spire marine, tra gli opposti, tra l’andare e il venire.
Lo spettacolo utilizza quindi diversi linguaggi espressivi, cercando di restituire l’ipnosi di quel terribile movimento immobile che il testo di Melchiorre, nella sua riduzione e composizione lirica, contiene. Gordon Pym, come nel quadro di Magritte “La riproduzione vietata”, dove un uomo allo specchio fissa il sé stesso di spalle che fissa il vuoto, è l’abisso che fissa il cielo che fissa l’abisso (nel quadro appare tra l’altro una copia di Gordon Pym). Un viaggio tra gli opposti infiniti. L’approdo è l’inferno o la salvezza? Lo spettacolo, nella sezione video-audio, si avvale del prezioso contributo di Daniele Campea, Francesco Calandra, Daniele Bucari, Globster.