“Alpini d'Abruzzo” uomini di montagna in guerra e in pace

TERAMO. Alpini abruzzesi in marcia sulle montagne dei Balcani, in una foto scattata nel 1941 dal capitano Pio Mazzoni, che sarà poi una figura importante della Resistenza teramana. La fila di uomini...
TERAMO. Alpini abruzzesi in marcia sulle montagne dei Balcani, in una foto scattata nel 1941 dal capitano Pio Mazzoni, che sarà poi una figura importante della Resistenza teramana. La fila di uomini procede a zig-zag sull'aspra pietraia, tra lingue di neve. È l'immagine sulla copertina del nuovo libro del giornalista e scalatore Stefano Ardito “Alpini d'Abruzzo”, pregevole volume realizzato dalla casa editrice teramana Ricerche&Redazioni in collaborazione con lo stato maggiore dell'Esercito Italiano e il Centro studi Ana-Associazione nazionale alpini.
Il libro, dopo la presentazione del 4 ottobre all'Aquila nell'ambito del 2° Festival della Montagna, viene presentato domani alle ore 18.30 a Roma, nella sede dell'Associazione Abruzzese. In oltre 200 pagine il volume racconta la storia degli alpini abruzzesi e, di riflesso, dell'intero corpo dalla fondazione a oggi, partendo dalle guerre d'Africa per giungere all'88ª Adunata, tenuta quest'anno all'Aquila dal 15 al 17 maggio. Nelle pagine di “Alpini d'Abruzzo” la ricostruzione storica è accompagnata da un ricco apparato iconografico, con molte testimonianze d'epoca, tra fotografie, illustrazioni, giornali (anche alcune copertine della Domenica del Corriere che celebrano con enfasi i gesti di eroismo degli alpini), locandine. La narrazione prende le mosse dalle campagne d'Africa, battaglie in cui, spiega Ardito, «alpini e artiglieri da montagna abruzzesi sono in prima linea, e pagano un pesante tributo di sangue, già nelle guerre coloniali, dalla sconfitta di Adua (1896) alla Libia». Si passa al racconto degli scontri sulle Alpi durante la Grande Guerra, sul Pasubio e sull'altopiano di Asiago e negli altri teatri bellici montani, San Matteo, Tofane, Grappa.
Fino a quel momento, ricorda l'autore, gli alpini abruzzesi erano sparpagliati nei reggimenti reclutati sulle Alpi; a partire dal 1935 vennero riuniti nel Battaglione L'Aquila, al quale si affiancò quattro anni dopo il Battaglione Val Pescara. In uno dei sei capitoli che compongono il volume viene ripercorsa la vicenda del corpo nella Seconda Guerra mondiale. «Migliaia di giovani abruzzesi, arruolati nei due battaglioni, muoiono sulle montagne dell'Albania e della Grecia, e poi nella steppa del Don», scrive Ardito. «Il mese di resistenza agli attacchi sovietici nella steppa gelata intorno al quadrivio di Selenyj Jar, con mezzi molto inferiori sia a quelli del nemico sia a quelli dell'alleato tedesco è una pagina straordinaria della storia delle forze armate italiane. Ma quell'eroismo ha un prezzo. Il Battaglione L'Aquila, che è già stato quasi annientato nei Balcani, subisce la stessa sorte per la seconda volta anche in Russia».
Nel secondo dopoguerra e durante la Guerra Fredda gli alpini abruzzesi sorvegliano insieme ad altri corpi militari i confini tra i due blocchi in Europa. A partire dai primi anni Novanta sono presenti nelle missioni di pace dell'Esercito Italiano. Oltre alla storia degli alpini in armi viene raccontata anche quella dell'Ana, l'Associazione nazionale alpini, nata nel 1919, e dell'Ana Abruzzi in particolare, fondata nel 1929 da Michele Jacobucci e altre penne nere aquilane in congedo. Una realtà radicata, attiva nel volontariato e nella protezione civile, come dimostra l'impegno in tempo di guerra e di pace: in Mozambico, nei Balcani e in Afghanistan per le missioni Enduring Freedom; nei terremoti del Friuli, dell'Irpinia, de L'Aquila, e ovunque ci fosse bisogno di aiuto. Storia di uomini e montagne, “Alpini d'Abruzzo” non è la prima pubblicazione di Stefano Ardito insieme all'editore teramano Giacinto Damiani. Lo scrittore e documentarista romano, firma tra le più note in Italia per il giornalismo di montagna e di viaggi, nel 2014 aveva realizzato con Ricerche&Redazioni lo spettacolare volume “Storia dell'alpinismo in Abruzzo”, quasi 450 anni di esplorazioni e arrampicate sui monti abruzzesi, da Francesco De Marchi (1573) in poi.
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