Amadeus non lascia: «Decidano Rai e Cts»

31 Gennaio 2021

Una risoluzione presa per senso di responsabilità. Ma per Mogol «ha ragione Franceschini sullo stop al pubblico»

PESCARA. Non c’è pace, nel balletto che gira intorno a Sanremo, tra superospiti troppo rissosi, il pubblico che potrebbe esserci oppure no, gli opinionisti social onnipresenti e Amadeus che minaccia di lasciare. Anzi no.
Venerdì, dopo l’alt del ministro Franceschini alla presenza di qualsiasi tipo di pubblico all’Ariston, il direttore artistico e conduttore del Festival aveva fatto sapere di essere pronto a lasciare l’incarico se non si fosse fatta chiarezza, mettendo in fibrillazione media e mondo della musica. Ma ieri Ama ha fatto marcia indietro: non lascia. Anche se resta convinto che la platea vuota penalizzerà lo spettacolo, si rimetterà alle decisioni che prenderanno Rai e Cts.
L'idea sulla quale si basava il lavoro di Amadeus e della sua squadra era che l’Ariston, più che a un teatro, fosse assimilabile a uno studio televisivo. Un luogo dove, come chiariscono le Faq pubblicate sul sito di Palazzo Chigi, la presenza del pubblico è ammessa, a patto di rispettare le dovute precauzioni anti-Covid. Come accade del resto, in molti altri show attualmente in tv. Di qui il proposito di aprire una parte della platea a 380 figuranti, tamponati e contrattualizzati, con la galleria invece chiusa. Ma dopo quarantott’ore di tensione, amarezza e sensazione di isolamento, è arrivato il contrordine: il conduttore ha riflettuto e a mente lucida è prevalso il senso di responsabilità per il proprio ruolo. Se gli esperti dovessero dire no a questa soluzione, Amadeus è pronto ad adeguarsi. Far saltare Sanremo, ha fatto sapere, significherebbe mettere in seria difficoltà tutti coloro che ci lavorano, l'industria discografica che spera in un segnale di ripartenza, la Rai stessa che grazie al festival lo scorso anno ha messo in cassa oltre 37 milioni di ricavi pubblicitari. Sarà la Rai, dunque, a valutare, in base al protocollo organizzativo e sanitario messo a punto con gli esperti. E sarà il Comitato tecnico scientifico a decidere sulla presenza o meno di figuranti in sala e sulle modalità per lo svolgimento in sicurezza. Per ricucire lo strappo si è messa in moto la diplomazia di Viale Mazzini: l'attenzione è rivolta anche al mondo del teatro: allo studio cinque collegamenti con altrettanti palcoscenici italiani, per “riaccendere” dal festival uno dei settori più colpiti dalle chiusure, in questi giorni schierato compatto con Franceschini. Come Mogol, uno che nel mondo della musica, e di Sanremo, vive da sempre. «L'Ariston è un teatro e come tutti gli altri è sottoposto alle limitazioni imposte dalla pandemia», ha scritto in una nota il paroliere presidente della Siae. «È un periodo difficile, nessuno deve essere messo a rischio: le regole devono essere uguali per tutti». Mogol aveva anche parlato, venerdì, con il ministro Franceschini per condividere la sua posizione, auspicando «che i settori della musica e dello spettacolo possano rapidamente tornare in scena in sicurezza».
Non è dello stesso avviso Fiorella Mannoia, intervenuta sulla questione durante la puntata di “Magazzini musicali”. «Sanremo mette in moto una macchina enorme, è industria che crea lavoro. Noi siamo purtroppo considerati quelli che se cantano o no poco cambia, ma non è così semplice». Dietro Sanremo, ha sottolineato l'artista, «ci sono case discografiche, lavoro, ricerca, musicisti, arrangiatori». Per questo, ha aggiunto, «bisogna stare attenti a dire “lo rimandiamo” o “se non si fa è uguale”. Non so perché», ha concluso la cantante, «nella scala della cultura noi siamo il fanalino di coda».