“Ananke” sbarca a Perugia alla rassegna Lost and Found

20 Maggio 2016

TERAMO. “Ananke”, film dei cineasti abruzzesi Claudio Romano ed Elisabetta L'Innocente, viene proiettato oggi a Perugia nel festival di cinema underground Lost and Found. Continua così il cammino del...

TERAMO. “Ananke”, film dei cineasti abruzzesi Claudio Romano ed Elisabetta L'Innocente, viene proiettato oggi a Perugia nel festival di cinema underground Lost and Found. Continua così il cammino del lungometraggio girato nel paese fantasma di Stivigliano a Valle Castellana, nel Teramano, primo lavoro di fiction della coppia professionale e sentimentale di Alba Adriatica. Diretto da Romano e scritto insieme a L'Innocente, “Ananke”, in attesa di una distribuzione, è stato inserito dalla 50ª Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro nella sezione dedicata agli esordi italiani più significativi dell'ultimo quinquennio e si è poi fatto onore alla rassegna Primo Piano sull'Autore di Assisi al 15° Trieste Science+Fiction. Una settimana fa, inoltre, il film è stato molto ben accolto allo Smeraldo di Teramo dal pubblico del 25° MaggioFest. La rassegna triestina lo ha classificato nella categoria fantascienza, e in effetti la storia raccontata nel film ipotizza un tempo futuro (o forse già alle nostre spalle) in cui una misteriosa epidemia virale ha scatenato negli umani una depressione fatale che conduce al suicidio. Ma, come nella tragedia greca, tutto è già accaduto fuori campo. In una dimensione narrativa tra distopia e mito si muovono protagonisti del racconto un uomo e una donna senza nome (gli attori non professionisti Marco Casolino e Solidea Ruggiero), figure archetipiche di un'umanità annientata, fuggiaschi resistenti sulle montagne in attesa di un "nòstos", un ritorno, se mai passerà l'epidemia. Le speranze si aggrappano al gracchiare di una vecchia radio e la sopravvivenza al latte di una capra, chiamata Ananke come la dea greca del destino e della necessità. Girato in super16 e in bianco e nero (fotografia di Juri Fantigrossi), rigoroso, ieratico, contemplativo, con la macchina da presa che pedina i personaggi e ne scruta i volti, “Ananke” ha un'indubbia forza plastica e rivela alcuni modelli dei due autori, da Dreyer a Bela Tarr. Sebbene lo spunto sia cupissimo e nonostante una citazione pittorica del Cristo morto del Mantegna, “Ananke” non ha tuttavia un tono funebre, rischiarato com'è dalla nascita di una bambina, lo stesso evento messianico che accendeva la speranza nel futuro distopico del film di Alfonso Cuaròn “I figli degli uomini” (2006), mega produzione di cui "Ananke" può essere considerato il fratello austero.

Anna Fusaro