Anche lo chef reclama il diritto d’autore

Un copyright sui piatti simile a quello che tutela le opere della letteratura e della musica?
ROMA. Un popolo di chef e aspiranti masterchef con cuochi star intoccabili e adorati dalle folle e ricette da brevettare. Non esiste un pietanza che non venga adattata e personalizzata in ciascuna famiglia, impossibile censire per fare solo un esempio le lasagne al forno per quante versioni esistono. Insomma in questo contesto da “gastrosociety” il tema della proprietà intellettuale di un piatto è quanto mai d'attualità anche se letteralmente il diritto d'autore riguarda le opere dell'ingegno che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia.
Come per i computer siete per l'open source, ossia il software libero, accessibile e modificabile/migliorabile a piacere o per il sistema chiuso, end-to-end stile Apple? Il dibattito è aperto ma non per i super cuochi che si vogliono tutelare come provò a fare alcuni anni fa il due stelle inglese Heston Blumenthal con il suo merluzzo arrostito speziato con lenticchie di Castelluccio. Del copyright del suo piatto globale Riso Oro e Zafferano, uno dei padri nobili della cucina italiana, Gualtiero Marchesi, anni 85, ha fatto una missione. E una provocazione visto che la tutela del food ai sensi del diritto d'autore non ha giurisprudenza in Italia e anche in Europa e Stati Uniti sono poche le pronunce delle corti. Un suo ex cuoco, Guido Rossi, dopo un contrasto con Marchesi ha aperto un proprio ristorante a Milano inserendo nel menu un piatto identico a quello che Marchesi propone nel suo ristorante, denominandolo Risotto oro e zafferano, Omaggio a Marchesi, presentandolo allo stesso modo e adottando lo stesso prezzo. Come difendersi dalle copie? Alla Triennale di Milano è andato in scena, un po’ provocatoriamente, un primo Mock Trial Food and Design, ossia una simulazione di processo con veri giudici, legali delle parti, consulenti. La decisione del collegio, composto da Marina Tavassi (presidente della sezione imprese del tribunale di Milano), Roberto Magnaghi (direttore dell'Ente risi Italiano), avvocato Anna Maria Stein, ha dato ragione a Marchesi. Nella “sentenza” si accerta la tutelabilità come opera del diritto d'autore del piatto e si condanna Rossi per contraffazione, violazione del marchio di forma, della violazione del disegno registrato, della violazione del diritto d'autore, di atti di concorrenza sleale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

