Andrea Amadei: «È speciale l’Abruzzo del vino e del cibo»

31 Agosto 2021

Incontro a Barrea con il conduttore di “Decanter” su Radio 2  e inviato speciale di Antonella Clerici alla “Prova del Cuoco” 

«Dico sempre che il sangue degli abruzzesi è color cerasuolo, il vino di tutti i giorni che sta bene con tutto, dissetante e bello da vedere con quel rosa che ora va tanto». Andrea Amadei lo racconta con grazia e sorriso disarmante. L'esperto sommelier lodigiano, ex modello, colonna di “Decanter” su Rai Radio2 con Fede e Tinto (si riprende il 25 settembre 7 giorni su 7 – la novità – dal lunedì al venerdì nella striscia delle 13.45, sabato e domenica dalle 19.45 alle 20 a commentare con i radioascoltatori piatti, ricette, vini preferiti «e altre suggestioni») e a partire dal 13 settembre inviato speciale di Antonella Clerici alla “Prova del Cuoco” per raccontare in diretta su Rai 1 «della magia dei territori italiani che alla fine si ritrovano nel bicchiere», Andrea dunque è stato ospite di “Terrae- La cultura del gusto a Barrea”, 3 giorni nel cuore verde d’Italia, il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dedicati al patrimonio enogastronomico.
Quanto ama raccontare di cibo e vino d’Abruzzo?
«Mi piace moltissimo la Costa dei Trabocchi con le sue specialità di pesce e la montagna che paragono a un paesaggio lunare, cime imponenti ma comunque tonde e brulle dove vedi il contrasto del bianco e della pietra con il verde dei boschi fino ai castelli che punteggiano il paesaggio montano. E poi le vigne a metà strada tra il mare e la montagna, dossi perfettamente tondeggianti che sembrano ammantati dalla trapunta della nonna, campi quadrati in cui si alternano perfettamente grano ulivi e vigne. Vigne che amo tanto perché esprimono un vino territoriale fedele alla tradizione ma assolutamente moderno e grande alfiere del territorio. Trebbiano, Cerasuolo e Montepulciano d’Abruzzo sono un tridente meglio di quello del Brasile nel calcio, una punta di diamante che aspetta solo di essere conosciuto dal mondo intero. Credo che l'Abruzzo non goda dell’attenzione dovuta e che meriterebbe perché i suoi abitanti riconoscono la bontà dei loro vini e ne fanno uscire poco».
Quale sarà il prossimo pezzo di Abruzzo raccontato a “Decanter” ?
«Certamente intervisteremo chef abruzzesi, un nome per tutti il sommo Niko Romito ai cui piatti abbineremo vini speciali. Il vino è il miglior alfiere del territorio, racchiude clima, caratteri delle persone, emozioni che quel luogo ti dà vivendolo, tutto in una bottiglia che puoi aprire da un’altra parte del mondo».
Come nasce la sua passione per vino e cibo?
«Ahimè provengo dall’unica provincia italiana che non produce vino, Lodi. La passione è arrivata naturalmente, fin da bambino ho vissuto coi nonni, ricordo le mani della nonna che impastavano, gli odori della cucina, la cantina del nonno con i bottiglioni ricolmi del vino che lui stesso imbottigliava, un profumo che ricordo ancora come quando di sfuggita dalla nonna il nonno mi sporcò l’acqua nel bicchiere con un goccio di rosso, la sua Barbera. Era uno scherzo, ma dai 18 anni in avanti la passione del vino è maturata parallelamente a quella per il cibo. Un buon vino e un buon piatto vanno insieme come una coppia innamorata, nessuno dei due prevale sull’altro ma si valorizzano a vicenda, matrimonio perfetto, godimento massimo».
Molti cuochi dicono di creare piatti partendo dal ricordo.
«Il rapporto col cibo è qualcosa di molto personale, per me è come una religione tant’è che rispetto qualsiasi filosofia alimentare. Cibo e vino hanno la forza di suscitare emozioni, diverse per ognuno perché nascono da una memoria olfattiva e gustativa assolutamente personale. Portiamo dentro ricordi, situazioni, un vissuto che affiora improvvisamente quando senti un profumo, assaggi un sapore particolare e in attimo vieni proiettato indietro nel tempo, quando magari tua nonna ti aspettava da scuola dicendo con amore “ciau belu oggi fai le polpettine”. Il cibo è amore, sentimento, il gioco sta nel non parlarsi troppo addosso ma cercare di rendere fruibile quell'emozione al più largo numero di persone«.
Il suo piatto abruzzese?
«Direi le sagne ricce con la ricotta fresca di capra, mangiate a Pacentro, ma anche la chitarrina e tutti i piatti con le interiora di pecora: fare di uno scarto virtù non è da tutti. E poi vogliamo parlare delle virtù teramane? Delle scrippelle?».