Angelucci Marino: «Torneremo, ma diversi»

L’attore e regista lancianese arriva in tv con il suo “Tanos”, secondo appuntamento dell’“Arte non si ferma” del Tsa
LANCIANO. «Il 27 marzo non riapriremo il Teatro Studio. Come noi centinaia di migliaia di professionisti del mondo del teatro non riprenderanno le attività. Non ci sono le condizioni, programmare con l'incognita di non essere “gialli”, al 25% di capienza sala e in primavera, quando normalmente le stagioni di prosa giungono al termine, significa andarci sotto economicamente». Stefano Angelucci Marino, attore, regista, autore e organizzatore di stagioni teatrali, fondatore 25 anni fa del Teatro del Sangro e di due scuole di teatro, dirette dalla compagna nell’arte e nella vita Rossella Gesini, Teatro Studio Lanciano e Teatro Studio Vasto, attualmente ferme, non esita a manifestare sulla sua pagina social l’esasperazione di tutta una categoria – lo spettacolo dal vivo – dopo 12 mesi di lockdown e le recenti “misure spot” della riapertura, il prossimo 27 marzo, di teatri e cinema. «Dovete vaccinare. E speriamo che la rabbia non diventi rivolta», incalza il regista lancianese autore – e interprete insieme a Rossella Gesini – di “Tanos”, fortunato spettacolo prodotto in collaborazione con Teatro Stabile d'Abruzzo, che a distanza di 4 tournèe internazionali – in Argentina, Uruguay e Paraguay – e 30 città toccate in 2 anni, continua ad aggregare abruzzesi in Sud America anche in tempo di pandemia. Gruppi di visione in streaming attendono oggi quando “Tanos” sarà trasmesso su Rete8 (ore 22.30 sul canale 10 dell'emittente regionale) e domenica 7 su La QTv (ore 18) grazie al nuovo progetto di teatro in tv “L'arte non si ferma” voluto dal direttore del Tsa Giorgio Pasotti. La prima tranche è partita la scorsa settimana con “Caprò” del Teatro Immediato di Pescara e vede coinvolte in tutto una ventina di compagnie abruzzesi con registrazioni televisive di allestimenti originali dal teatro Tosti di Ortona.
Stefano Angelucci Marino, qual è la fortuna di “Tanos” a 5 anni dal debutto?
«”Tanos” è lo spettacolo che ci ha cambiato la vita: di colpo siamo diventati “necessari”, il nostro teatro ha conosciuto forza e importanza mai prima sperimentate. Siamo riusciti a entrare nel cuore delle persone perché oltre alla classica storia degli italiani che riescono a sfangarla all’estero, che pure raccontiamo, siamo entrati con delicatezza in una ferita ancora aperta per l’Argentina, il dramma dei desaparecidos. E gli italiani di origine hanno pagato un prezzo altissimo alla dittatura militare. Ovunque siamo stati, a fine spettacolo, Rossella ha ricevuto nonne, amiche, testimoni di storie del tutto simili a quelle raccontate in “Tanos”».
Come avete vissuto questo ultimo anno di fermo?
«Bloccati. Viviamo dentro un cambiamento profondo del nostro mestiere e coltiviamo la speranza per un nuovo inizio. Bisogna accettare l’idea che il teatro cambierà pelle, probabilmente rapporti e funzioni sono alla vigilia di una grande mutazione. Il futuro è legato a progettualità forti, di respiro nazionale e internazionale. Il modello di circuitazione e di stagione teatrale territoriali, così come li abbiamo praticati prima della pandemia, è morto. Bisogna attivare e attivarsi per grandi e importanti progetti speciali, aperti, multidisciplinari. Rossella sta lavorando a fortificare e a creare una rete di collaborazioni oltre i confini nazionali per la Scuola di Teatro. Quando tutto tornerà “normale” i nostri ragazzi entreranno in relazione con maestri stranieri e realtà europee. Io sto lavorando ai progetti di spettacolo in Sud America, primo fra tutti “Familia Paone” che abbiamo dovuto interrompere a causa del coronavirus.Riapriremo in giugno, all’aperto, sperando che la situazione nel frattempo migliori».

