“Anna Karenina”, capolavoro in scena

8 Dicembre 2023

A Sulmona De Fusco dirige Galatea Ranzi nell’adattamento del romanzo di Tolstoj

SULMONA. La Stagione di prosa di Sulmona propone uno dei romanzi più importanti della letteratura: “Anna Karenina” di Lev Tolstoj, nell’adattamento di Gianni Garrera e Luca De Fusco, una produzione Teatro Stabile di Catania e Teatro Biondo Stabile di Palermo, con Galatea Ranzi, per la regia di Luca De Fusco, in scena al Caniglia domani alle 21.
De Fusco sceglie di concentrarsi sulle vicende che ruotano intorno alla protagonista, ne analizza l’animo inquieto e le relazioni con i personaggi che la circondano; l’adattamento del romanzo, risultato della collaborazione con il drammaturgo Garrera, non pretende di trasferire sulla scena teatrale tutte le complessità psicologiche e letterarie dell’opera di Tolstoj e si concentra sulle tre coppie del racconto, intese come metafore di tre destini diversi: quello maledetto ma pieno di passione di Anna, Vronjskij e Karenin, quello amaro e fallimentare di Oblonskij e Dolly, e quello sereno e benedetto di Levin e Kitty. La protagonista paga il prezzo della sua estrema sensibilità e il desiderio di vivere pienamente in una società governata dall’ipocrisia e dal perbenismo, e il pubblico non può non ravvisare la contemporaneità e l’universalità dei temi. Galatea Ranzi nel ruolo di Anna Karenina, Stefano Santospago (Oblonskij), Paolo Serra (Karenin), Giacinto Palmarini (Vronskij), Francesco Biscione (Levin), Debora Bernardi (Dolly), Irene Tetto (Lidija), Giovanna Mangiù (Betsy), Mersilia Sokoli (Kitty), immersi in una scenografia cinematografica imponente, ci trasportano in un mondo che appare cristallizzato nel tempo e che porta a chiedersi se lo spirito umano rimanga immutato nei secoli o se sia la realtà a presentarsi sempre allo stesso modo: lo spirito di servizio, la società, la disperata profondità del sentimento che è l’amore, il lavoro come fuga daiproblemi, l’ipocrisia della nobiltà, l’assurdità della guerra, il rapporto con i figli, la povertà e le condizioni di vita dei contadini, la continua ricerca del senso della vita. «Insieme al drammaturgo Garrera», spiega De Fusco «abbiamo deciso di non nascondere l’origine letteraria del testo, ma anzi di valorizzarla. Al di là dei dialoghi, le parti più strettamente narrative o i commenti di Tolstoj sono interpretati dagli stessi attori. I pensieri dei personaggi sono invece detti dai personaggi stessi, seguendo la lezione di Ronconi del Pasticciaccio e configurando degli “a parte”, tipici del linguaggio teatrale, come lo stesso coro».