Antonio Zacara maestro teramano dell’arte musicale

Fra ’300 e ’400 fu il compositore italiano più famoso in Europa Ora l’ateneo della sua città rilancia gli studi sulla sua opera
TERAMO. Antonio Zacara da Teramo, campione dell'Ars subtilior, è stato tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento tra i massimi compositori italiani, il più conosciuto in Europa, primo musicista a raggiungere una dimensione internazionale. Dalle fonti storiche studiosi italiani e stranieri hanno dedotto il tempo della sua nascita a Teramo tra il 1350 e il 1360, e collocato la morte dopo il maggio 1413 e non oltre il settembre 1416. Seicento anni che non scalfiscono la portata innovativa e sperimentale della sua musica tra i contemporanei, immortalata nel monumentale Codice Squarcialupi e in altre preziose raccolte di inizio Quattrocento dedicate ai musicisti dell'Ars Nova del Trecento.
Dagli anni Settanta in poi del secolo scorso la figura e l'opera di Antonio Zacara (chiamato in alcuni testi Zachara, Zacharie o, come nello Squarcialupi, Çacherias) sono state approfondite in pubblicazioni e convegni. Molto resta da scoprire, ma è ormai chiara la dimensione europea del magister teramano, che fu compositore, cantore, scrittore, retore, poeta, miniatore, insegnante, segretario papale, e prestò la sua opera di scriptor e cantor a Roma per i papi Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio XII, nonché a Bologna per l'antipapa Giovanni XXIII.
Autore di musica sacra (molti Gloria e Credo) e di musica profana (ballate, cacce, mottetti, madrigali), quest'ultima spesso dal tono popolaresco, parodistico e bizzarro, eseguita in Italia, Francia, Germania e Polonia anche ben oltre la sua morte, Antonio Zacara era un uomo celebrato e ricco (tra gli incarichi più remunerativi quello di miniatore, cantore e insegnante nell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia), con possedimenti a Roma e a Teramo, con cui conservava legami. L'agiatezza forse lo compensò delle gravi minorazioni fisiche, evidenti nel capolettera miniato che lo ritrae nel Codice Squarcialupi storpio e con alcune dita delle mani mutile.
Dello Squarcialupi, monumento all'Ars nova conservato nel caveau della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, documento fondamentale per studiare l'opera di Zacara, l'università di Teramo ha acquistato un anno fa il facsimile, uno dei pochi esemplari, riprodotto dalle industrie grafiche Giunti fedelmente: formato, caratteri, legatura, perfino le impressioni in oro a sbalzo. Un investimento di duemila euro ispirato da Paola Besutti, docente associato di Musicologia nella facoltà teramana di Scienze della comunicazione. «Il codice manoscritto appartenuto all'organista Antonio Squarcialupi è una sorta di compilation, la raccolta del meglio dell'Ars nova musicale. Aveva uno scopo monumentale, di memoria», spiega la musicologa. «All'interno dell'Ars nova fiorisce l'Ars subtilior, arte musicale suprema e raffinatissima di cui Antonio Zacara è il massimo autore. L'Ars subtilior è la forma più sottile e intellettuale di scrittura musicale, esprime il piacere di comporre con acume teorico, con giochi sulla proporzione del tempo. Un'arte in cui Zacara eccelleva. Era altamente riconosciuto, considerato uno dei polifonisti più raffinati e virtuosistici, abile nell'astrazione del tempo musicale. Vive nell'epoca in cui si comincia a misurare il tempo, in cui iniziano a comparire gli orologi nelle piazze, sui campanili e sui palazzi dei governi cittadini. Si diffonde l'idea che il tempo abbia un valore diverso, da misurare matematicamente. E ciò si riflette sulla musica». Al magister Zacara la professoressa Besutti e l'ateneo teramano dedicheranno in autunno un workshop, con esecuzioni musicali, «anche per riattivare nuovi filoni di ricerca».
Di Antonio da Teramo si sa molto, ma tanto resta ancora da scoprire. «Le sue composizioni, giunte a noi in quantità discreta, vengono studiate come emblema di un periodo fondamentale per la musica europea. I suoi brani più popolari sono molto cantabili e orecchiabili. Le composizioni più alte hanno bisogno invece di specialisti agguerriti». E quell'invocazione a Pluto, signore degli inferi, all'interno di un Credo? «Ancora non sappiamo abbastanza di Zacara per fare ipotesi. Di certo i repertori sacri prima del Concilio erano molto contaminati».
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