Aprutium, l’Abruzzo internazionale

In esposizione tutto quello che componeva la rivista che ospitò il Vate, Trilussa, Pirandello, Gentile...
di Domenico Sanguedolce
LORETO
Una rivista è una mostra. A patto che la prima sia un unicum editoriale nel panorama storico italiano. Si tratta di Aprutium, piedi nel borgo e testa nel mondo. Letteralmente. L'idea di Zopito Valentini (1890-1930), ventenne intellettuale loretese ma già di intuizione e poi respiro internazionale, convinse le più grandi teste, le più argute firme dell'epoca, a collaborare con lui. Ed è da quella carta che canta, e come canta, che è nato l'allestimento della mostra su Aprutium e sul suo editore e direttore Valentini, esposta fino a Natale negli spazi dell'ex Convento di San Giuseppe in via Gelo, nel cuore del bel borgo di Loreto Aprutino (aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 16 alle 19).
Un'iniziativa voluta e curata da quell'abilissimo speleologo della sostanziosa memoria loretese che è Fausto Roncone. In mostra, oltre a carteggi originali a firma di famosi intellettuali, a giornali, libri, manoscritti, disegni e cimeli legati alla rivista e a Valentini – compresa la riproduzione del suo studio da direttore di Aprutium – ci sono le ristampe dei clichés originali della rivista Aprutium che Roncone, tempi addietro, ha recuperato dallo sgombero del palazzo Valentini. Il progetto è stato realizzato dai ragazzi del liceo artistico “Bellisario” di Pescara con i docenti Silvia Volpe e Roncone. Gli allievi hanno recuperato queste matrici procedendo infine a ristamparle, nel rispetto delle bozze originali. Il risultato, tra passato e presente, richiama alla memoria dei visitatori una gloriosa storia dell'editoria locale dei primi del '900.
Infatti con la rivista Aprutium, diretta, animata e finanziata da quello straordinario personaggio che è stato Zopito Valentini, non ancora studiato a dovere, l'Abruzzo novecentesco si è rivelato fucina di idee originali, sede di grande fermento culturale, capace di catalizzare la collaborazione dei maggiori intellettuali dell’epoca che ben volentieri scrivevano sulla sua rivista. Gabriele d'Annunzio e Trilussa, Ada Negri, Amalia Guglielminetti, Rosso di San Secondo, Alfredo Panzini, Giovanni Gentile, Luigi Pirandello e Luigi Capuana, Grazia Deledda, Guido Gozzano, Salvatore Di Giacomo, Benedetto Croce, Massimo Bontempelli e Giuseppe Prezzolini, son solo alcuni degli illustri nomi.
L'edizione su cui si sviluppa la mostra è soprattutto l’ultimo numero di Aprutium, la “Grande rassegna italiana d’ogni Arte”, come precisa il sottotitolo, stampata nel la tipografia “Arte della Stampa” di Pescara nel 1918, ben otto anni dopo la prima uscita.
Si tratta di uno speciale dedicato alle forze armate della Prima Guerra Mondiale, in cui a poesie, novelle, elzeviri ed atti teatrali si alternano esortazioni e proclami di deputati, senatori e perfino dell'allora Presidente del Consiglio. Ma non è tutto. Già dal prezioso frontespizio, che presenta in quadricromia una riproduzione di “Trincee su San Marco” di Giulio Aristide Sartorio, è evidente che al pensiero scritto si accompagna l'immagine pensata: suggestive tavole illustrate, raffinate incisioni e fotografie che mostrano uomini, luoghi e cose del conflitto, eroicamente certo, ma altrettanto drammaticamente come arte vuole. Come d'altronde confermano le firme.
A partire da quella di Enrico Prampolini, pittore, scultore e scenografo italiano, esponente di primo piano del Futurismo, del quale sono ammirabili in mostra tanti suggestivi disegni originali e unici. E poi ancora ci sono le opere di Sartorio, Ernesto Aurini, Giuseppe Russo (Girus), fino ai modernissimi disegni del talentuoso ortonese Vincenzo Bonanni, opere che sembrano avere un credito stilistico rispetto alle tavole di Andrea Pazienza: un andirivieni di creatività made in Abruzzo che sconfina tempi, spazi e ideologie.
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