Aronadio all’Aquila: «Le mie Orecchie commedia oscura»

13 Aprile 2018

L’AQUILA. «Anche nella commedia occorre il coraggio di essere impopolari e affrontare temi rischiosi»: lo dice al Centro il regista e sceneggiatore Alessandro Aronadio a proposito di “Io c’è”,...

L’AQUILA. «Anche nella commedia occorre il coraggio di essere impopolari e affrontare temi rischiosi»: lo dice al Centro il regista e sceneggiatore Alessandro Aronadio a proposito di “Io c’è”, impertinente commedia che maneggia con intelligente ironia un tema sensibile come la religione.
Il suo terzo lungometraggio, interpretato da Edoardo Leo (anche co-sceneggiatore), Margherita Buy e Giuseppe Battiston, è uscito il giovedì santo ed è ancora in sala. Intanto ieri Aronadio è stato a L'Aquila col secondo lungometraggio “Orecchie”, ospite di “Prima!”, ciclo di incontri con registi di opere prime e seconde organizzato dall'Aquila Film Festival col dipartimento di Scienze umane dell'ateneo.
Nel capoluogo il quarantaduenne autore palermitano (laurea in psicologia con tesi sul tema del doppio nel cinema di Cronenberg, master in regia a Los Angeles) era stato nel 2010 per presentare il primo film “Due vite per caso”. Una pausa e nel 2016 l’exploit alla Mostra di Venezia e nei circuiti d'essai di “Orecchie”, piccolo grande film in bianco e nero con cast importante intorno al protagonista (che un giorno si sveglia con un fastidioso fischio alle orecchie), l’attore-autore teatrale Daniele Parisi: Pamela Villoresi, Piera Degli Esposti, Rocco Papaleo, Silvia D'Amico, Milena Vukotic, Massimo Wertmüller e il giornalista Andrea Purgatori.
«“Orecchie" è una commedia oscura, un film molto sincero. La sua sincerità ha conquistato le persone. Era anche un film produttivamente particolare, finanziato dal progetto Biennale College con un budget di 150mila euro in cui si doveva stare per forza. Tutti gli attori hanno accettato la paga sindacale».
Ha scritto, tra gli altri, “I peggiori”, film di Vincenzo Alfieri che ne è anche interprete con l’attore avezzanese Lino Guanciale. In fase di sceneggiatura ha già in mente gli interpreti?
«Inizialmente no. Per “I peggiori” non c’erano attori in fase di scrittura, ma quando ho visto il provino di Lino, attore straordinario, ho capito che era perfetto per il ruolo di Massimo. Quasi sempre il personaggio spunta fuori in carne e ossa dalla pagina mentre si è al provino, come per un miracolo. Anche per Daniele Parisi in “Orecchie” è andata così. Lui è un talento infinito».
Con Edoardo Leo ha scritto “Che vuoi che sia”, diretto da lui, e il suo “Io c’è”. Su cosa si basa la vostra intesa?
«Sulla passione comune per un certo tipo di commedia che si nutre dell’osservazione della quotidianità con uno sguardo poco rassicurante, un po’ più cinico e meno consolatorio rispetto alla commedia media italiana, uno sguardo un po’ più crudele sulla società».
Si ispira agli autori della commedia all’italiana?
«A quelli bravi. Per fortuna si ricomincia a fare una commedia non conciliante e meno commerciale. Deve esserci anche il cinema scacciapensieri, ma non è quello che mi interessa».
Con “Io c’è” ha temuto di urtare il mondo cattolico?
«Più che temuto dovevamo stare attenti a camminare per strada (ride, ndc). È una commedia rispettosa verso chi ha fede. Però anche irriverente. Sapevamo che ridere della religione avrebbe comportato critiche da parte degli organi più militanti. Però la stampa vicina al Vaticano ha riconosciuto l’intento del film di porsi delle domande e lo ha apprezzato».
Come definirebbe il suo cinema?
«Gli ultimi due film sono accomunati dalla voglia di far ridere di argomenti seri, quasi intoccabili, ed esorcizzare certe paure. Sarà forse lo spirito terrone a insegnare l’ironia per superare le angosce. In “Io c’è” il rapporto con la religione, in “Orecchie” la malattia, la morte, l’angoscia dell’anonimato, il non ritrovarsi nel mondo che ci circonda. Temi che aleggiano in una storia semplice, ridotta all’osso, dentro un film formalmente anch’esso semplice, bianco e nero, inquadrature fisse. Un film tutto di parola, con una comicità molto ebraica».
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