Arturo racconta Brachetti a Pescara

24 Luglio 2020

Il grande trasformista apre Funambolika, il Festival del nuovo circo domani sera al Teatro D’Annunzio

PESCARA. Arturo Brachetti aprirà, domani sera alle 21.30, nel Teatro D’Annunzio di Pescara, la 14esima edizione di Funambolika, il Festival internazionale del nuovo circo, diretto da Raffaele De Ritis nell’ambito della stagione estiva dell’Emp (Ente manifestazioni pescaresi). “Arturo racconta Brachetti” è il titolo dello spettacolo in cui il grande trasformista porterà in sena i classici del suo repertorio.
I biglietti d’ingresso allo spettacolo costano 18, 15 e 10 euro (per poltronissime, poltrone e gradinate). I bambini fino ai dodici anni pagano 10 euro (poltronissime) e 5 euro (negli altri settori)-
«Uno o centomila? L’uomo dai mille volti», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo del 63enne artisti torinese, «che in un battito di ciglia (o forse due) è capace di trasformarsi in mille personaggi, si racconta in una serata speciale fatta di confidenze, ricordi e viaggi fantastici. Fregoli, Parigi e le luci della Tour Eiffel, Ugo Tognazzi, le ombre cinesi, la macchina da cucire della mamma, il Paradis Latin, e le mille fantasie di un ragazzo che voleva diventare regista o papa, prendono vita in un’intervista frizzante al confine tra vita privata e palcoscenico».
«Sarà come entrare nel dietro le quinte della vita di Arturo Brachetti», proseguono le note, «parlando dei suoi debutti, dei viaggi intorno al mondo, della vita quotidiana, delle “mille arti” in cui eccelle e altro ancora. Partendo dal racconto della sua storia e dal solaio in cui tutto è iniziato, l’artista italiano, senza maschere e senza trasformismi, ci farà scoprire perché è la realtà immaginata quella che ci rende più felici».
Il Libro Guinness dei primati annovera Brachetti come il più veloce trasformista del mondo. Inoltre è un regista e direttore artistico attento e appassionato, capace di spaziare dal teatro comico al musical, dalla magia al varietà.
«A ogni cambio di costume mi saltano addosso in due, è come il pit stop della Ferrari in gara. A volte ci facciamo male, usciamo dopo un'ora e mezza di spettacolo un po' ammaccati, ma felici», ha raccontato Brachetti in un’intervista al sito internet Sipario, aggiungendo: «Certo l'abilità di trasformista c'è, ma credo che insieme a questa ci sia il piacere di costruire spettacoli che non si limitano all'abilità di trasformista, ma usano diversi linguaggi e portano in scena un mondo. Io ad ogni spettacolo porto in scena il mio mondo, le mie passioni, i miei sogni, gli artisti, i musicisti, i film, i cartoon che amo. Se uno non ha un mondo da portare in scena si deve accontentare dell'abilità del trasformista, ma alla lunga anche questa non basta».
«Si lavora per fare credere che sia possibile spiccare il volo», concludeva in quella intervista, Arturo Brachetti, «un volo che è reale se chi sta in scena riesce a farlo credere tale a chi sta in platea, insomma se scatta quella magia che è il teatro».
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