Arturo Scognamiglio, dallo Zambra a Gomorra: «Sono Nicola Varriale»

5 Gennaio 2026

Dal 9 gennaio vestirà i panni del marito della perfida Scianel. Per il direttore artistico del teatro ortonese, nella foto con l’attore Marco D’Amore, è un ritorno in tv

ORTONA. Da Ortona ai grandi set nazionali, passando per il lavoro quotidiano sul territorio nel settore culturale. Arturo Scognamiglio, napoletano doc ma ortonese d’adozione, continua a muoversi su un doppio binario: da un lato l’attività culturale e artistica portata avanti al Cinema Auditorium Zambra, che gestisce insieme alla sua dolce metà, l’attrice ortonese Lorenza Sorino; dall’altro una carriera attoriale che lo vede sempre più spesso coinvolto in produzioni di primo piano. Dopo il debutto sul grande schermo, nel 2015, nella serie Rai Sotto copertura, l’apparizione nella prima stagione de I Medici, quella in Piedone - Uno sbirro a Napoli, e l’interpretazione di Ciro Faiella, zio di Peppino Di Capri nella fiction di mamma Rai Champagne, l’attore classe 1984 è nel cast di Gomorra - Le origini, il prequel della serie cult Sky ambientato negli anni Settanta, dal 9 gennaio in onda e in streaming sulla piattaforma a pagamento. Scognamiglio vestirà i panni di Nicola Varriale, marito di Scianel. Un ingresso in uno degli universi seriali più riconoscibili degli ultimi anni, che arriva al culmine di esperienze importanti tra cinema, teatro e televisione generalista.

Dopo vari passaggi televisivi importanti, ora Arturo Scognamiglio approda nell’universo di Gomorra. Che significato ha per lei?

«Gomorra ha cambiato il modo di fare serie in Italia e non solo. Entrare in questo progetto, che vedranno in più di 190 paesi del mondo, è una grande soddisfazione. E anche perché arriva dopo anni di lavoro, soprattutto teatrale, che spesso resta più silenzioso, ma è fondamentale».

Dal lavoro culturale a Ortona ai set nazionali: come convivono queste due dimensioni?

«Si alimentano a vicenda. Il lavoro come attore mi permette di portare valore allo Zambra da direttore artistico insieme a Lorenza Sorino: programmazione, formazione, e l’Ortona film festival dove abbiamo ospitato proprio Marco D’Amore. Anche un luogo piccolo può diventare grande se lavora con professionalità».

Aveva già provato a entrare nel mondo Gomorra in passato?

«Sì, ho partecipato ai casting di tutte le stagioni. Arrivare finalmente a farne parte ripaga tanti sacrifici».

Che rapporto si è creato sul set?

«Molto forte, soprattutto con i registi Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio, con i quali ho instaurato un bel rapporto anche fuori dal set. È stato uno dei valori aggiunti di questa esperienza».

Nicola Varriale: chi è quest’uomo?

«Un personaggio complesso. Di giorno è potere, controllo, rispettabilità. Di notte perde l’equilibrio tra alcol e gioco. Vive una doppia vita».

Come ha influito nella sua vita entrare in questo personaggio?

«II mio è stato un esercizio di memoria e creazione per andare a riscoprire alcuni uomini incontrati durante la mia infanzia che provenivano da quell’epoca. Un’occasione per riscoprire anche le mie di origini e guardare con occhi diversi alcune dinamiche. In fondo, chi di noi non ha lati oscuri?».

Entrare in Gomorra significa confrontarsi con un immaginario fortissimo. Quanto pesa?

«L’aspettativa è altissima, è inevitabile. Ma qui il racconto narrativo delle origini è diverso: ha il respiro del cinema di formazione con cui sono cresciuto: richiama Scorsese, Leone, ma anche quei polizieschi italiani anni Settanta che guardavo la domenica pomeriggio dopo pranzo a casa di mia nonna».

Dobbiamo aspettarci quindi un linguaggio nuovo, o meglio ritrovato?

«Sì, potente e dirompente, ma con un’identità propria».

Nella sua carriera ha interpretato anche figure reali e popolari: cosa cambia ora?

«Qui la creazione è più libera, e poi il personaggio non è legato direttamente alla serie madre. Ma essendo a stretto contatto con il personaggio di Annalisa Magliocca (la giovane Scianel interpretata da Fabiola Balestriere, ndc) mi ha messo di fronte a una rete all’interno della quale potermi muovere interpretativamente affinché accadessero determinate cose».

Cosa l’ha messa più in difficoltà nel costruire Varriale?

«La responsabilità di essere credibile, soprattutto nella violenza esercitata su una giovane donna. Trovare la misura e la verità per essere credibile agli occhi di chi vedrà è stata la responsabilità di cui mi sono preoccupato di più».

E cosa l’ha sorpresa, invece?

«Riconoscere un profilo umano che avevo già incontrato nella mia infanzia. Da lì è nata un’intuizione che ho portato già al primo provino».

Da napoletano, che valore ha far parte di questa serie?

«È un orgoglio. A Napoli, a un certo punto, tutti volevano fare Gomorra. Essere in questo prequel ambientato negli anni Settanta è una grande emozione. Cosi come lo è stato incontrare gli altri del cast alla prima lettura delle puntate all’ultimo piano di un hotel con vista mozzafiato su Napoli».

Cosa deve aspettarsi il pubblico?

«Posso rispondere solo con una citazione: Nun sapit’ che v’aspett!».

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