Barbablù raccontato dalle sue vittime

Sul palco Incudine è Gilles de Rais, uomo crudele che ispirò la favola
ATRI. La favola nera “Barbablù” di Costanza Di Quattro, regia Moni Ovadia, per il terzo appuntamento domani con la stagione di prosa atriana curata per il Comune da Pino Strabioli.
Sul palcoscenico del Comunale (ore 21) interprete del monologo sarà l’eclettico attore e musicista siciliano Mario Incudine: a lui è affidato il racconto in prima persona di Gilles de Rais, personaggio che avrebbe ispirato a Charles Perrault la fiaba del 1697 “Barbablù”. Il barone de Rais, capitano dell’esercito francese al seguito di Giovanna d’Arco, fu un assassino seriale, uomo crudele e perverso, bigotto e superstizioso. Nella pièce di Costanza Di Quattro la favola di Perrault viene riletta da un’altra prospettiva, dando voce (fuori campo) alle donne vittime. «Barbablù è una favola antica, un racconto noir i cui contorni rosso sangue attraggono e ripugnano al contempo», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo. «In un posto senza spazio, in un tempo che non c’è, Barbablù si racconta a noi attraverso un delirio surreale di lucida follia. Diverso da quello che la letteratura ci ha propinato, questo Barbablù si apre e si confida nella sua essenza di uomo, di bambino ferito, di amante frustrato, di figlio non amato. Lui, uomo del suo tempo per ogni tempo. Eterno insoddisfatto, cruento assassino, instancabile amante. Un intenso monologo che racconta la storia del cattivo per eccellenza, i 7 amori vissuti, le 7 vite distrutte fino all’ultima, l’unica per la quale valeva la pena fermarsi. E non solo alla favola si attiene il racconto. La verità storiografica di un personaggio realmente esistito permea l’andamento dello spettacolo». Mario Incudine è anche autore delle musiche, eseguite dal vivo da Antonio Vasta. Scene e costumi Elisa Savi, produzione Asc – Teatro della Città. (afu)

