Bassi e Sabbione in scena: «Vedrete come graffia un grande clown»

4 Gennaio 2019

MONTORIO AL VOMANO. Azioni buffonesche, provocazioni, musica classica ma anche no. Uno spettacolo divertente, graffiante, d’autore promette Leo Bassi stasera (venerdì 4 gennaio) con il suo “L’ultimo buffone” sul palco...

MONTORIO AL VOMANO. Azioni buffonesche, provocazioni, musica classica ma anche no. Uno spettacolo divertente, graffiante, d’autore promette Leo Bassi stasera con il suo “L’ultimo buffone” sul palco di Facce Comiche al teatro comunale di Montorio (ore 20.30) per Abruzzo dal Vivo Winter. Una coppia di razza, collaudata e aperta alle contaminazioni quella di Leo Bassi e del suo pard Mauro Sabbione, tastierista dei Matia Bazar anni ‘80 e poi nei Litfiba, melodramma e teatro d’avanguardia. In partenza ieri sera per l’Abruzzo, il musicista genovese ha raccontato al Centro della lunga collaborazione artistica con l’acclamato “anarco-clown” di origini anche italiane.
Con Leo Bassi un incontro che non conosce interruzioni?
Lavoriamo insieme da 40 anni e siamo stati anche a Pescara per Funambolika. Lo accompagno con ammirazione, Bassi è uno degli ultimi grandi, originali clown. È il discendente dello stesso clown che per primo, oltre un secolo fa, entrò nella storia contemporanea facendosi filmare dai Fratelli Lumière.
Lo spettacolo racconta di questo?
Esattamente. Si vedrà un filmato dell’epoca con il suo bisnonno, Leòn Bassi, a Lione. La famiglia Bassi rappresenta 4 generazioni di circensi con l’orgoglio di una storia fatta di internazionalità: arabi, cinesi, australiani, artisti di ogni dove nel circo anteguerra. Un’esperienza che fa riflettere sul corso della storia, invenzioni del tempo, meraviglia per l’avvento del cinema che allora era “fotografia vivente”, quella magia delle immagini in movimento su un muro bianco. Il circo degli antenati viveva di utopie, quello di oggi riflette a teatro sulla distopia.
Cosa vedranno gli spettatori de “L’ultimo buffone”?
Ad esempio Leo che si cosparge di miele e piume su note, da me suonate, di Debussy. Un’azione strana, un modo per far riflettere sulla condizione contemporanea. La filosofia di Leo è di non prendersi mai sul serio, ma spingersi al limite della provocazione.
La sua attività musicale è quanto mai intensa, da classica a elettronica. E una stagione d’oro per il suo spettacolo “Tango (nel fango)” che ripercorre la storia e la musica dell'album dei Matia Bazar nell’83.
È così, non m’aspettavo questo prepotente ritorno agli anni ’80. Mi chiamano per masterclass e workshop ragazzi che non hanno mai ascoltato l’originale, chiedono di suonare con strumenti costruiti come in quegli anni. Un fenomeno. E noi, che allora eravamo 20enni, oggi siamo ricercati come guru. (j.f.)